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Domenica, 25 Febbraio 2024
Economia

Nel 2023 l'export abruzzese cresce di oltre 900 milioni: la quarta miglior performance tra le regioni italiane

Una fotografia positiva quella scattata dall'economista Aldo Ronci per la Cna Imprenditori d'Italia Abruzzo, ma a fronte dei grandi che "corrono", per le piccole e medie imprese servono interventi strutturati perché siano competitive nei mercati internazionali

Sono le grandi multinazionali dell’automotive e della farmaceutica a trainare la ripresa delle esportazioni abruzzesi, ma per le piccole imprese si deve fare di più creando le condizioni che consentano anche a loro di diventare protagoniste nei mercati internazionali. Parole rivolte in particolare alla Regione.

Questo quanto emerge dallo studio realizzato da Aldo Ronci su dati Istat e Coeweb per la Cna Imprenditori d'Italia Abruzzo in relazione ai primi nove mesi del 2023. A illustrare lo studio sono il presidente e il direttore regionale della Cna Savino Saraceni e Silvio Calice.

Tra gennaio e settembre dell'anno considerato la regione ha visto crescere l'export di 906 milini di euro pari al 13,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2022. Si è quindi passati dai 6milioni 615mila euro a 7milioni 521 nel 2023: dato che piazza la regione al quarto posto nella graduatoria nazionale, con una media Italia quattordici volte inferiore.

Ma i numeri, indubbiamente positivi, dicono anche altro, sottolinea Ronci: ovvero che i pilastri di questa buona performance sono due, perché al tradizionale punto di forza della produzione dei mezzi di trasporto si è aggiunge ora anche il farmaceutico. Dei 906 milioni di incremento registrati, infatti, se è vero che la fetta maggiore (418 milioni, pari al 46 per cento) è dovuta ancora alla produzione dei mezzi di trasporto realizzata in Val di Sangro, è pur vero che dal comparto della produzione di medicinali arriva una crescita di 354 milioni, che vale un robusto 39 per cento in più rispetto al 2022.

Quanto ai territori, le variazioni dell’export nelle province abruzzesi riflettono nella loro disomogeneità le tendenze delineate dei settori-chiave. Dunque, se Chieti (+429 milioni) e L’Aquila (+249) riflettono i risultati di automotive e farmaceutica, è invece il Teramano a manifestare (con 161 milioni in più) una dote di maggiore versatilità complessiva, visto che gli incrementi arrivano anche dai prodotti tessili e dell’abbigliamento (+34 milioni; 27,3 per cento), dall’alimentare (+26; +32,7 per cento), dagli accessori veicoli (+44; +52,5 per cento): insomma, un paniere decisamente più variegato di altri territori. Tutto ciò mentre il Pescarese si piazza in fondo alla graduatoria con un incremento di 66 milioni.

I buoni risultati dell’andamento dell’export abruzzese chiamano in causa anche le prospettive per il mondo delle micro e piccole imprese. Aspettative richiamate sia dalle parole di Saraceni che sottolinea come si debba capire “quale effetto positivo questi risultati potranno produrre in futuro per il nostro mondo” che in quelle del direttore Silvio Calice che lancia un messaggio anche al mondo istituzionale, Regione in testa. “Si tratta – afferma e conclude - di favorire processi di aggregazione positivi del mondo delle micro imprese, soprattutto legate al food, ma anche ad altri comparti produttivi. Reti che possano creare le condizioni per un loro approdo positivo sui mercati internazionali”.

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