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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Economia

Incidenti sul lavoro, Abruzzo tra le peggiori regioni per i morti: i dati dell'osservatorio sicurezza Vega

Il problema delle vittime sui luoghi di lavoro purtroppo non accenna a risolversi e la nostra regione risulta tra le peggiori

Sono in totale 4.713 i morti sul lavoro in Italia nel periodo 2018-2021 e l'Abruzzo è tra le regioni maglia nera per questa triste classifica.
A dirlo, come riferisce l'agenzia Dire, è l'osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre.

Sono stati analizzati nel dettaglio, esplorando ed elaborando, i dati degli infortuni mortali e non mortali avvenuti negli ultimi quattro anni in Italia.

E il primo risultato è già un violento tuffo nell'emergenza. Perché sono 4.713 le vittime sul lavoro da gennaio 2018 a dicembre 2021. L'osservatorio di Mestre lo fa attraverso la mappatura delle zone a maggior rischio di mortalità, evidenziando zone rosse, arancioni, gialle o bianche, senza dimenticare di esplorare le drammatiche pieghe della vicenda pandemica intrecciata alle morti sul lavoro in Italia. Così nel 2020 anno di inizio dell'emergenza sanitaria i morti per Covid in occasione di lavoro erano 568 su un totale 1.270 totale (quasi la metà), mentre nel 2021 sono stati 243 su 1.221. In tutto, dunque, tra il 2020 e il 2021 sono 811 i lavoratori deceduti a causa del contagio. A inquietare è invece l'incremento degli infortuni mortali con esclusione delle morti per Covid: infatti l'osservatorio Vega registra nel 2021 rispetto al 2020, un aumento stimato in quasi il 40%. E altrettanto significativa e preoccupante risulta essere la tendenza delle denunce di infortunio con esclusione degli infortuni Covid, dove la stima di incremento fatta dall'osservatorio sicurezza Vega è del +26% tra il 2020 e il 2021. Uno scenario che parla di un'emergenza importante e urgente da risolvere nel nostro Paese e nel quale il Centro e soprattutto il Sud della Penisola, nella mappatura dell'osservatorio mestrino, ne escono come aree più colpite dalle morti sul lavoro; zone in cui l'incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa risulta essere più elevata. E questo appare evidente proprio nell'istantanea del 2021 in cui le zone rosse (le maglie nere dell'Italia) sono Molise, Basilicata, Abruzzo, Campania, Umbria, Puglia e Valle D'Aosta. In queste regioni al termine del 2021 è stata rilevata un'incidenza maggiore del 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 42,5 morti ogni milione di lavoratori). 

«Si tratta di proiezioni indispensabili per narrare l'emergenza», spiega Mauro Rossato, presidente dell'osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre, «è infatti l'indice di incidenza della mortalità, cioè il rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa, che evidenzia correttamente e obiettivamente il fenomeno delle morti sul lavoro, consentendo un confronto regione per regione". Tornando ai numeri assoluti delle vittime nel quadriennio dal 2018 al 2021, invece, dei 4.713 decessi, ben 3.598 si sono verificati in occasione di lavoro (il 76% circa del totale). I rimanenti 1.115 sono avvenuti in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro, a dimostrazione peraltro che il rischio di morte durante la circolazione stradale è ancora molto rilevante. Per quanto riguarda il totale delle denunce di infortunio (con inclusione degli infortuni in itinere), nei quattro anni dal 2018 al 2021, si registra un andamento altalenante, dalle 640.723 del 2018, alle 641.638 del 2019, per poi passare alle 554.340 del 2020, fino alle 555.236 del 2021. Tale andamento è in parte certamente dovuto al significativo decremento registrato nel 2020, in coincidenza con l'inizio della pandemia e del lungo lockdown che ha da un lato ridotto il numero di ore lavorate, dall'altro favorito la diffusione dello smart working. In ogni caso, nel confronto tra il 2018 e il 2021 si registra una diminuzione del 13,3%». 

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