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Le imprese del Wedding scendono in piazza per chiedere sostegni immediati

Le aziende che si occupano di matrimoni, eventi e cerimonie tornano a manifestare per la crisi nella quale versano a causa delle restrizioni per il Covid-19

Risposte immediate al Governo e alle istituzioni in genere a sostegno di un comparto particolarmente colpito dall’emergenza Covid.
Questo quanto chiedono le imprese che operano intorno al settore del wedding che sono tornare in piazza Salotto a Pescara per una manifestazione che si è svolta questa mattina, venerdì 26 febbraio.

A organizzare la manifestazione “Insieme per il wedding" è stata Marina Franceschini, presidente dell’associazione Atelier Sposi e Cerimonie aderente a Confcommercio Pescara, che si è svolta in contemporanea in altre piazze d'Italia (Roma, Bologna, Padova, Cuneo, Udine, Bergamo, Caserta, Catania, Messina, Ascoli, Cagliari, Sassari, Nuoro).

La manifestazione ha visto gli interventi della Franceschini, del presidente della Confcommercio di Pescara, Riccardo Padovano e della vicepresidente della Confcommercio Vincenzina De Sanctis.
«Noi siamo impossibilitati a lavorare ormai da 1 anno», dice la Franceschini, «con i punti vendita siamo in grandissima sofferenza e come noi ci sono tantissime imprese che avranno enormi difficoltà a riaprire. Abbiamo registrato un calo di fatturato pari al 90% e non ci hanno concesso alcuna defiscalizzazione nè tantomeno indennizzi. Io per la prima volta mi trovo a chiedere aiuto, a nome di realtà sane, belle e fatte con  passione, spesso cresciute in diverse generazioni. Il nostro Peese è cristiano cattolico e tradizionalista. Siamo abituati per tradizione a festeggiare non solo i Sacramenti ma anche le feste come i 18 anni, le lauree, la pensione, le nozze d’argento, d’oro. Un mondo di eccellenza che è stato completamente dimenticato. Il comparto deve avere una data certa di ripartenza in sicurezza e rispettando degli specifici protocolli entro il 15 marzo».

Il settore wedding è uno tra i comparti più colpiti, se non il più colpito, dalla crisi collegata all’emergenza da Covid-19 vista l’immediata chiusura di tutto ciò che generava assembramento e/o raggruppamento di persone imposti dal governo, anche il successivo restringimento numerico di presenze (per i matrimoni) ha bloccato le celebrazioni per il 90%. Nel 2019, in Italia si sono svolti oltre 360.000 eventi privati di medio-grandi dimensioni (ossia, con almeno 40 partecipanti). Questo comparto wedding/cerimonie si compone di 90.000 imprese e partite Iva connesse alla filiera, per un totale di 1 milione di lavoratrici e lavoratori stabili (assunti stabilmente) e oltre 150.000 lavoratori stagionali durante i mesi più richiesti nei quali si celebrano più cerimonie (da metà primavera a inizio autunno). Una filiera estremamente professionale e interamente italiana che ha un valore, nel suo indotto primario, di oltre 15 miliardi di euro, e nel suo indotto globale di oltre 25 miliardi di euro.

Questo sta creando problemi che il comparto non è in grado né di sopportare né di assorbire. Migliaia di aziende hanno già dichiarato la liquidazione o hanno iniziato le procedure fallimentari, e migliaia di nuovi fallimenti sono attesi nei prossimi mesi. Questi fallimenti non riguardano unicamente le singole aziende ed i propri dipendenti, ricordiamo inoltre che circa l'ottanta percento delle occupate nella filiera sono donne, ma l’intera supply chain. Vengono quindi a mancare decine di fornitori consolidati, distruggendo una filiera che poi non si ricostruirà se non si interverrà immediatamente.

Queste le istanze che sono state ribadite nel corso della manifestazione: 

  • il riconoscimento di un contributo a fondo perduto di importo pari, ad esempio, al 40% della diminuzione di fatturato;
  • l’introduzione di un’esenzione temporanea dall’Imu, dalla Tari e dall’Ires per due annualità oppure, in alternativa, di uno sgravio non inferiore al 70% delle suddette imposte;
  • l’erogazione di prestiti bancari, fino a un importo corrispondente al fatturato del 2019 assistiti da una garanzia statale del 100%, di durata compresa tra i 15 e i 20 anni, a tasso zero;
  • il prolungamento delle misure Cig e Fis fino alla ripresa dell’attività operativa prevista non prima di giugno 2022;
  • una ulteriore moratoria di tutti i mutui fino a giugno 2022 con quota interessi per il primo semestre dell'anno 2022 coperta all'80% anzichè il 50%.
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