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Domenica, 29 Gennaio 2023
Economia

Imprese e sindacati in piazza "contro il silenzio della Regione Abruzzo sul caro-bollette"

La mobilitazione è in programma all’Aquila in occasione della prossima seduta del consiglio regionale. Il presidente Marsilio: "Siamo e rimaniamo aperti al confronto"

Protesta di sindacati e associazioni di categoria per il silenzio della Regione Abruzzo riguardo al caro-bollette.
È quella che annunciano, in occasione della prossima seduta del consiglio regionale all'Aquila, Agci, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio L’Aquila, Confcooperative, Confesercenti, Legacoop, Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

Così viene motivata la mobilitazione: «Nessuna risposta concreta sui temi più urgenti legati al “caro-energia”, ma solo il rinvio alla riprogrammazione futura dei fondi comunitari. In mezzo, un rapporto con le organizzazioni del mondo dell’impresa e con il sindacato dei lavoratori assai poco in sintonia con l’attenzione dimostrata nei loro confronti dal nuovo governo guidato da Giorgia Meloni, che ha messo la lotta contro gli aumenti energetici in cima alla propria agenda. Motivi, questi, più che sufficienti per far dichiarare a un nutrito schieramento di sigle abruzzesi, in rappresentanza del mondo dell’impresa e del sindacato, la convocazione imminente di una manifestazione regionale all’Aquila in occasione del prossimo consiglio regionale. Ad affermare tutto il proprio malcontento, dopo settimane di trattative a vuoto con la giunta regionale sulle strategie da adottare per affrontare con efficacia e rapidità il tema del “caro-bollette” che sta mettendo in grande difficoltà famiglie e imprese, sono quindici sigle abruzzesi, espressione del mondo dell’agricoltura, dell’artigianato, del commercio, della cooperazione, della piccola industria, del turismo, dei servizi e dei sindacati dei lavoratori».

Nella nota viene ricordato come sindacati e associazioni di categoria abbiano «avviato dallo scorso 5 settembre un confronto con il governo regionale, mettendo in campo in una nota inviata al presidente Marco Marsilio e agli assessori alle Attività Produttive, Daniele D’Amario, e all’Energia, Nicola Campitelli, un pacchetto nutrito di proposte sui temi del contrasto al caro-energia su cui sono arrivate solo risposte che rinviano le soluzioni “a futura memoria”. Il carnet delle proposte più consistenti faceva perno su misure urgenti e non rinviabili, come sospendere per 4/6 mesi le addizionali Irpef e Irap a carico di imprese e famiglie (che da sole valgono circa 50 milioni di euro); rimettere in campo fondi provenienti dalla programmazione 14/20, dall’anticipazione di quelli della nuova programmazione 21/27, da eventuali rimodulazione del Pnrr o di quelli dello “Sviluppo e Coesione”; riutilizzare, ad esempio, i risparmi provenienti dal prolungamento delle rate del debito sanitario (circa 17 milioni); erogare un credito di imposta di almeno il 50% alle imprese che decidono di installare pannelli fotovoltaici sopra i tetti dei loro capannoni in modo da avviare sia l’autoproduzione che la vendita della parte di energia eccedente ad altri soggetti; potenziare con risorse finanziarie rilevanti lo strumento delle Comunità energetiche; considerare la necessaria priorità delle aree montane, nelle quali l’emergenza energetica costituisce un problema ancor più drammatico».

«Richieste che hanno trovato, ancorché dopo molti giorni, una risposta dell’esecutuivo sostanzialmente evasiva, senza indicazione alcuna di misure immediate e consistenti (pur adottate da altri governi regionali come Friuli, Lombardia, Campania, Valle d’Aosta, Basilicata) e con il sostanziale rinvio alla riprogrammazione dei futuri fondi comunitari. Mentre anche la proposta di istituire un tavolo permanente con le forze sociali di confronto sui costi energetici, che pure sembrava essere stata accolta, è finita nel dimenticatoio», proseguono sindacati e associazioni di categoria, un modo di affrontare la questione, a detta dunque delle diverse sigle associative, sfuggente ed evasivo. Nonostante un’ulteriore sollecitazione per un incontro urgente fosse stata rivolta a fine ottobre dalle stesse sigle; e nonostante l’invito rivolto al governo regionale anche da alcune Commissioni consiliari a palazzo dell’Emiciclo. Tutto è rimasto lettera morta: per questo le organizzazioni d’impresa e sindacali hanno deciso di aprire una vertenza nei confronti della giunta che culminerà con una manifestazione regionale». 

La replica del presidente Marsilio

«Dispiace dover constatare che alcune sigle associative di categoria e sindacali preferiscano la polemica politica al sereno confronto istituzionale, che mai è stato negato», dice il presidente della giunta regionale, Marco Marsilio, «il tavolo richiesto sul caro energia è stato costituito e convocato sin da settembre, e i due assessori competenti, Campitelli e D’Amario, torneranno a riunirlo. Continueremo il confronto sia con le sigle che hanno firmato la nota che annuncia la "mobilitazione" che con le altre che non lo hanno firmato. È necessario chiarire che il confronto non può avere alcun esito costruttivo se non si fonda sulla verità dei fatti e dei numeri. Nella risposta scritta che abbiamo fornito il 22 ottobre sono stati già chiariti alcuni aspetti e nel frattempo sono stati attivati nuovi strumenti, come il bando per le imprese artigiane da oltre sei milioni di euro che prevede contributi anche per l’installazione di impianti fotovoltaici, o si stanno per pubblicare altri avvisi (in particolare 600mila euro per le società sportive energivore). Può non piacere la risposta, possono anche definirle ‘elusive’ (non mi offendo), ma tornando a leggere per l’ennesima volta un elenco di proposte e di fondi di cui si ipotizza l’immediata disponibilità, mi corre l’obbligo di fare alcuni chiarimenti e di anticipare a mezzo stampa delle risposte, ance per evitare di legittimare ipotesi fantasiose e fuori dalla realtà. Nel "carnet" delle proposte presentate compare ad esempio quella di sospendere per sei mesi le addizionali Irpef e Irap (50 milioni di euro presunti). Una proposta che porterebbe un drammatico buco in bilancio, con conseguente chiusura di servizi primari, per distribuire una mancia di qualche decina di euro ciascuno agli abruzzesi. Così come fantasiosi sono i fondi da rinvenire nella programmazione 14-20. Come ha certificato la commissione, l’Abruzzo ha speso e sta spendendo tutti i fondi europei, che risultano pertanto già impegnati e il cui disimpegno provocherebbe forti sacrifici e privazioni. Oppure ci chiedono "anticipazioni" dalla programmazione 21-27, "rimodulazioni" del Pnrr o del Fsc che non sono nella disponibilità o nella competenza della Regione, come è noto a tutti e come dovrebbe essere noto soprattutto ad associazioni dotate di uffici e studi legislativi. Non parliamo, poi, della richiesta di dirottare fondi destinati alla sanità, senza tenere conto dei maggiori costi che le Asl sopportano per il Covid e le bollette. Siamo e rimaniamo aperti al confronto, ai suggerimenti e al contributo di chiunque, ma non intendiamo prestarci a polemiche strumentali, che sembrano orchestrate più per fare ‘opposizione’ che per rappresentare le legittime esigenze delle categorie e dei lavoratori».

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