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Frodi creditizie, 93 casi registrati nel Pescarese nel primo semestre 2020

È quanto emerge dall'ultimo report dell'Osservatorio sulle frodi creditizie e i furti d’identità del Crif - Mistercredit

Sono 93 le frodi creditizie scoperte in provincia di Pescara nel primo semestre 2021. È quanto emerge dallo studio dell'osservatorio sulle frodi creditizie e furti d'identità del Crif - Mistercredit. In Italia sono stati rilevati complessivamente 11.2000 casi per un danno che supera i 65 milioni di euro.

In Abruzzo le frodi complessive scoperte sono 309, con la provincia di Chieti che fa registrare il maggior numero di casi, pari a 101 casi seguita appunto da Pescara con 93 casi, Teramo 61 casi e L'Aquila 54 casi. Sul fronte della tipologia di frodi, al secondo posto ci sono quelle sulle carte di credito con il 20,4% del totale seguite da quelle su prestiti personali, con il 10,6%. Nel dettaglio, l'acquisto di elettrodomestici è la frode più diffusa,al secondo posto in aumento del +7,4%, si piazza la categoria auto-moto (che arriva al 14,8%), seguita dall’arredamento (all’8,1%), mentre una quota rilevante di frodi riguarda anche elettronica- informatica-telefonia (l’8,3%). Un aumento anche le frodi per trattamenti medici ed estetici, al 6,1%. La media complessiva delle somme ottenute in modo fraudolento è di 5.792 euro, anche se nel 30% dei casi la cifra risulta inferiore ai 1.500 euro, che in percentuale sono raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2019.

Infine nel 79,5% dei casi i frodatori hanno utilizzato una carta di identità falsa o contraffatta, nel 18,5% dei casi una patente e nell’1,9% un passaporto.Circa 2,1% dei documenti presentati in fase di identificazione anagrafica è una carta di identità contraffatta oppure valida ma non riconducibile al soggetto. Per le patenti, nel 4,0% dei casi si tratta di documenti inesistenti o non appartenenti al soggetto. Sui passaporti, il 13,8% delle interrogazioni al sistema riguardava documenti inesistenti.

Le frodi vengono infine scoperte nella metà dei casi entro 6 mesi, mentre nel 16,7% addirittura dopo almeno 5 anni.

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