rotate-mobile
Giovedì, 13 Giugno 2024
Economia

Sono 1.384 gli alloggi presenti su Airbnb, Federalberghi su sentenza Corte di giustizia: "Primo passo per settore fuori controllo"

Dalla Corte di Giustizia Ue la sentenza che obbliga Airbnb ad applicare la cedolare secca del 21% sugli affitti tramite il portale

In provincia di Pescara ci sono 1.384 alloggi su Airbnb e anche su questi incide la sentenza della Corte di giustizia Ue che obbliga queste strutture ad applicare la cedolare secca del 21% sugli affitti tramite il portale. 
«Un primo passo per la regolamentazione di un settore fuori controllo che ha numeri impressionati», commenta Daniela Renisi, presidente di Federalberghi Pescara.

Come ricordano da Federalberghi, il 22 dicembre, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emanato la sentenza sulla legittimità della normativa italiana che obbliga i portali di prenotazione a operare una ritenuta del 21% sull’ammontare dei corrispettivi riscossi per conto delle locazioni non imprenditoriali e a trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai contratti di locazione conclusi tramite i portali stessi. Il prossimo passo tocca al Consiglio di Stato che dovrà recepire la sentenza europea per consentire all’Agenzia delle Entrate il recupero delle imposte. 

Così commenta la Renisi: «Si tratta di una buona notizia per la regolamentazione di un settore fuori controllo dal punto di vista fiscale che sta assumendo numeri impressionanti. Basti pensare che nelle destinazioni più gettonate si fa fatica a trovare nei centri storici una casa in affitto e alcune zone non hanno più residenti poiché gli stessi hanno preferito metterla a reddito con gli affitti per turismo. Nella provincia di Pescara, secondo i dati forniti da uno studio di Federalberghi Nazionale, sono presenti 1.384 alloggi su Airbnb di cui 530 a Pescara e 300 a Montesilvano; di questi oltre l’80% sono appartamenti interi con apertura superiore ai sei mesi e circa la metà fanno riferimento a persone che gestiscono più alloggi. L’analisi dei dati, conferma, ancora una volta alcune “bugie” della cosiddetta sharing economy, ossia dell’economia sommersa legata al turismo: non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare: la maggior parte degli annunci pubblicati su Airbnb si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno; non è vero che si tratta di attività occasionali: la maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all’anno; non è vero che si tratta di forme integrative del reddito, ma attività economiche a tutti gli effetti, con moltissimi inserzionisti che gestiscono più di un alloggio; non è vero che le nuove formule compensano la mancanza di offerta poiché gli alloggi presenti su Airbnb sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali. Sono numeri importanti che finora sono sfuggiti al fisco e alle statistiche ufficiali e la sentenza della corte europea è un primo passo per far luce sulle incongruenze che si celano nel mondo degli affitti brevi e per arrivare ad una regolamentazione del settore. Il mercato del turismo ha bisogno di regole e nel caso degli affitti brevi occorre che gli operatori che fanno da intermediari digitali rispettino la legge italiana nella comunicazione dei dati sia di chi affitta che di chi alloggia e versino la ritenuta fiscale stabilita dallo Stato italiano, come per qualsiasi altro operatore economico. Questo per ragioni di equità fiscale e nel rispetto di una sana concorrenza con le strutture ricettive ufficiali che pagano le imposte, rispettano rigide norme di sicurezza e danno occupazione sul territorio generando un importante indotto economico».

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Sono 1.384 gli alloggi presenti su Airbnb, Federalberghi su sentenza Corte di giustizia: "Primo passo per settore fuori controllo"

IlPescara è in caricamento