Fase 2, parla un ristoratore del Pescarese: "Cassa integrazione ora è dannosa, serviva un sostegno per le riaperture"

Il titolare di un ristornate dell'entroterra spiega che gli incassi sono dimezzati a causa del numero ridotto di tavoli da poter offrire e dal calo generalizzato di clientela, ed attacca l Governo

Eliminare la cassa integrazione in deroga nella fase di riapertura dei ristoranti, con sostegni economici diretti ai ristoratori per mantenere stipendi e livelli occupazionali come prima del lockdown. A parlare è il titolare di un ristorante dell'entroterra pescarese, che spiega all'Ansa come la situazione sia difficile non solo per gli incassi ridotti al 50% a causa della riduzione dei tavoli a disposizione e del calo generalizzato di clienti, ma anche sul fronte degli aiuti arrivati dal Governo.

RISTORANTI, TUTTE LE REGOLE IN ABRUZZO

Se infatti nella fase di chiusura la misura della cassa integrazione in deroga per i dipendenti era ottima, ora molti lavoratori preferiscono rimanere a casa in quanto, non potendo mantenere i livelli di retribuzione precedenti, la cig in alcuni casi ammonta quasi allo stesso compenso che riceverebbero in questa fase andando a lavorare:

"Faccio un esempio, 1.200 euro che davo loro prima dell'emergenza, ma circa 900 euro: visto che la cig ammonta a 750-800 euro alcuni preferiscono stare a casa e io mi ritrovo a dovere sopperire alla loro mancanza senza poter garantire un servizio adeguato alla clientela"

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Per questo, secondo il ristoratore il Governo avrebbe dovuto trattare in modo diverso il settore della ristorazione che non è paragonabile ad una fabbrica, con un contributo di 600 700 euro per ogni dipendente per poter adeguare gli stipendi a quelli precedenti alla chiusura, e quindi permettere il ritorno di tutto il personale ed offrire un ottimo servizio ai clienti.

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