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Lunedì, 29 Novembre 2021
Economia

Anche Confartigianato Balneari lancia l'allarme sulle concessioni balneari: "La sentenza del consiglio di Stato mette a rischio il settore"

A parlare è Sandro Lemme referente regionale di Confartigianato Balneari, in merito alla sentenza che pone fine alla proroga delle concessioni balneari dopo il 2023

Una sentenza che sorprende e che amareggia, e che potrebbe se confermata mettere in ginocchio il settore balneare abruzzese. A dirlo Sandro Lemme referente regionale di Confartigianato Balneari, in merito alla sentenza che pone fine alla proroga delle concessioni balneari dopo il 2023 e che impedisce ulteriori proroghe al Governo nell'ambito della legge sulla concorrenza.

“Naturalmente le sentenze sono da rispettare - prosegue Lemme - ma in questo caso rileviamo un sorprendente indirizzo, insolitamente preciso e dettagliato, in riferimento ai margini di manovra concessi al Governo per legiferare nei prossimi due anni. Se da una parte il Consiglio di Stato sgretola una Legge dello Stato, ovvero la 114/2018 che guarda al 2033, censurandone ingiustamente la portata di carattere generale poi però applica lo stesso principio, stabilendo che l’indizione delle gare dovrà avvenire entro i prossimi due anni”.  I due anni concessi sono un periodo troppo breve per una legge equa e stabile sottolinea il presidente e il Governo addirittura solo sei mesi per definire un quadro preciso sul quale intervenire, considerando che si è vicini alla fine della legislatura rischiando di bloccare di fatto e lasciare in stallo la questione:

"Questa sentenza calpesta un settore che in questi decenni ha contribuito, in maniera fondamentale, a garantire un modello di turismo balneare e ambientale basato su standard qualitativi di eccellenza - ricorda Lemme - il testo diffuso contiene riferimenti impropri, come i giudizi superficiali sull’entità dei canoni e sulla redditività delle imprese, lasciando affiorare un atteggiamento quasi politico, evidentemente condizionato da polemiche subdole. Gli operatori del settore non hanno mai compiuto battaglie sul costo delle concessioni, ma non possono accettare che tale voce rappresenti la base per valutare redditività e valore di impresa, peraltro così diverse da territorio a territorio”. 

La sentenza di fatto cancella e non tiene conto, per Lemme, dele professionalità, investimenti e sacrifici fatti dai balneatori e del valore economico e sociale delle attività per un settore che vale il 13% del Pil.

"Questa decisione sradica il fondamento di ogni sentenza e di ogni orientamento espressi dalle varie istituzioni dell’unione europea, che hanno sempre mirato alla tutela delle piccole e medie imprese. L’impostazione che il Consiglio di Stato ha offerto, abbastanza inspiegabilmente, come soluzione per il Governo - rimarca Lemme - è invece un’autostrada aperta all’intervento di grandi gruppi industriali e non ci sembra che le amministrazioni stiano comprendendo appieno la portata di questo rischio, così come non ci sembrano organizzate per dare vita, in un lasso di tempo così ridotto e in assenza di regole legislative, alle gare per la rassegnazione delle concessioni. 

"Questa sentenza è un vero e proprio atto ostile, inspiegabilmente privo di un’analisi obiettiva della realtà. Il Consiglio di Stato ha contribuito a creare ulteriore incertezza ed ora si profilano due estati all’insegna dell’immobilità degli investimenti su infrastrutture e risorse umane”. 

Anche le altre sigle dei balneatori abruzzesi avevano duramente criticato la sentenza e il Sib Confcommercio ha annunciato a breve una manifestazione di protesta.

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