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Caro bollette, l'Unione sindacale di base "boccia" la Regione: "Nessun aiuto a famiglie e imprese, ma si pensa di trivellare"

Il sindacato si dice insoddisfatto dell'esito dell'ennesimo incontro del "tavolo dell'energia": "Dicono che non ci sono i soldi, ma per averli basterebbe tassare chi ha speculato sugli aumenti. Su questo dovrebbero fare pressione a Roma e non pensare ad un'autonomia energetica che è solo utopia"

A tre mesi dal primo incontro per affrontare il tema caro-bollette e sostenere imprese e famiglie è “nulla di fatto” da parte della Regione Abruzzo a fronte di situazione che per i cittadini abruzzesi “non fa che adeguarsi. Per questo motivo ci pare del tutto inadeguato l'impegno dell'ente su questo importante tema”. Ad affermarlo è l'Unione sindacale di base (Usb) che ieri è tornata a sedere al tavolo per l'energia convocato dagli assessori regionali Nicola Campitelli e Daniele D'Amario.

Se da una parte il sindacato denuncia l'immobilità, dall'altra definisce “timida” l'unica iniziativa intrapresa e cioè lo stanziamento di 11 milioni di euro per l'installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e boccia completamente le altre misure “riproposte” dagli amministratori regionali che non solo, denunciano, non risolverebbero il problema, ma che “affosseranno definitivamente l'economia regionale nel settore turistico”. No quindi, tornano a dire, alla ripresa delle trivellazioni in mare “cosa che in passato gli abruzzesi hanno scongiurato con una dura lotta”; no alla ripresa nella ricerca di idrocarburi in tutte le altre arre regionali e “no” alla

“riesumazione dell’estrazione del gas in quel di Bomba, a suo tempo precipitosamente interrotta per i gravi problemi di subsidenza e franosi che stava causando”. Soluzioni che mirerebbero all'autonomia energetica “ che Enrico Mattei – chiosa l'organizzazione - avrebbe di certo definito una semplice utopia”.

Il primo incontro, ricorda l'Usb, risale al 30 agosto quando al presidente della Regione Marco Marsilio e l'assessore D'Amario era stato chiesto di effettuare un monitoraggio su famiglie e imprese che le bollette non riescono più a pagarle, ricorda il sindaco sottolineando che il 5 settembre, al secondo incontro, non c'era stato “nessun risultato tangibile, tuttavia con la promessa di ulteriori convocazioni per valutare il da farsi”. Ieri l'ennesimo buco nell'acqua, denunciano, e la dichiarazione che soldi non ce ne sono per affrontare il problema. Affermazione “in alcun modo inaccettabile – incalza l'Usb -. Il presidente Marsilio e gli assessori sanno bene che hanno facoltà di intervenire in modo incisivo, sia direttamente, che attraverso la conferenza delle Regioni presieduta da Massimiliano Fedriga, perché si vada oltre le insufficienti misure decise il 14 settembre scorso e perché si faccia pressione sul governo nazionale per una cosa semplicissima: far pagare le tasse a chi ha speculato sugli aumenti dei costi energetici, cioè a chi ha 'fatto soldi' sulla crisi. Il governo nazionale, in considerazione degli spropositati extraprofitti incamerati dalle società energetiche grazie alla speculazione finanziaria, calcolati per difetto in almeno 40 miliardi di euro, ha previsto una tassazione specifica del 25 per cento che avrebbe portato allo Stato un gettito di 10 miliari di euro, ebbene, le società energetiche hanno versato solo una piccola quota delle stesse (un miliardo di euro) tralasciano il versamento delle ulteriori quote rimanenti di altri 9 miliardi di euro. È del tutto evidente – prosegue il sindacato - che occorre reperire il denaro da chi ha approfittato indebitamente della situazione facendo profitti molto al di sopra del lecito, in assenza di ogni controllo statale.

L'Usb torna quindi a chiedere che si insedi il tavolo permanente di monitoraggio di tutte le situazioni di sofferenza derivanti dal caro energia; che sia applicata la tassazione integrale della quota di extraprofitti incamerata dalle aziende energetiche e la loro restituzione a cittadini e imprese; che sia approvata una moratoria dei distacchi dell’erogazione di luce e gas, almeno fino a quando non si sia provveduto al riequilibrio tariffario; che si ponga fine alla ricerca di idrocarburi sul territorio regionale, essendo coscienti che non risolverà il problema e ne riproporrà altri molto più gravi e che si lavori ad un vero piano di riconversione energetica verso le fonti rinnovabili e l’organizzazione di comunità energetiche ad ogni livello.

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