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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Economia

Bper chiude 13 filiali in Abruzzo, la Uilca: "Inaccettabile: un danno per l'occupazione e per le aree interne"

Il sindacato conferma la decisione della banca che, sottolinea, non vive nessuna crisi e chiede un intervento per rivedere decisioni che stanno "desertificando" il territorio in un momento in cui si dovrebbe pensare a fare investimenti grazie alle risorse disponibili

Anche la Bper lascia l'Abruzzo: 13 le filiali che chiuderanno sul territorio la gran parte delle quali concentrate nei centri delle aree interne “dove sarebbe particolarmente necessaria una presenza della filiale con personale bancario”.

E' la Uilca Abruzzo (Uil credito esattorie ed assicurazioni) a confermare la decisione presa dalla banca dopo quanto già avvenuto con la Banca popolare di Bari “che ha impoverito le aree interne dell'Abruzzo in termini di presenza degli sportelli suscitando l'opposizione delle amministrazioni locali, delle associazioni di categoria, dei sindacati di settore e dei cittadini interessati” e nell'attesa di conoscere il piano di salvataggio di Monte Paschi Siena “che minaccia – aggiunge la segreteria regionale del sindacato – di seguire la stessa strada”. Una scelta resa ancor più grave dal fatto che, sottolinea Uilca, si parla di “un'azienda che ci risulta sana e quindi non affetta dalle problematiche che hanno zavorrato e zavorrano le altre due”. Una decisione che quindi è stata presa “non considerando minimamente la funzione sociale del sistema creditizio tanto che, proprio laddove il tessuto economico necessita di maggiori supporti, si verifica invece un lento disimpegno. È storia nota che la Bper in Abruzzo ha acquisto la ex Carispaq, la ex Bls e la ex Serfina – incalza Uilca -. A seguito di queste acquisizioni, la presenza sul territorio ed i livelli occupazionali in passato detenuti da tali realtà aziendali hanno subito, una volta entrate nell’orbita Bper, una forte contrazione, che potrebbe rende difficoltosa l’accesso al credito da parte del tessuto economico regionale fatto di famiglie, piccoli e medi imprenditori, risparmiatori, anziani”.

Sebbene si tatti di realtà nazionali, sottolinea il sindacato, sono comunque eredi di banche locali per cui dovrebbero “sempre interpretarne la tradizione e la vocazione e questo non solo per la funzione sociale sopra richiamata, ma anche in un’ottica di business, poiché proprio le iniziative collegate con il pnrr e con le aspettative di rilancio del Sud (in particolare delle sue aree meno attrattive), dovranno rappresentare un volano anche per i bilanci delle aziende che avessero il coraggio di scommettere su tali iniziative anziché continuare a dragare risorse da una determinata zona geografica per riversarle altrove, dove l’esperienza insegna che spesso si annidano rischi maggiori di quelli che potrebbero esserne i supposti benefici”. Questo lento abbandono del territorio abruzzese per la Uilca “risulta ancora più incomprensibile considerando la presenza di importanti realtà, quali i presidi industriali (val di Sangro), portuali (Giulianova, Pescara), tessili (val Vomano), agricoli (valle del Fucino), del turismo (sempre più presentato come il volano per la crescita economica regionale) e non ultimo l’ampio cratere di ricostruzione post terremoto de L’Aquila. Il primo punto sul quale concentriamo la nostra attenzione è la ricaduta negativa sui livelli occupazionali, ricaduta in ordine alla mobilità ed alla professionalità che per la Uilca Abruzzo non possono essere derubricate come conseguenze inevitabili dei nuovi scenari economici ma vanno gestiti con lungimiranza”.

“La Uilca Abruzzo non accetta tale impostazione e vigilerà sensibilizzando l’opinione pubblica. Tra i danni collaterali di tale politica registriamo l’instaurarsi di un circolo vizioso che porta con sé demotivazione lavorativa; infatti, il sindacato non può non evidenziare che a fronte di un tot numero di possibilità di esodo, le richieste sono sempre maggiori e questo non vuol dire altro se non che sul posto di lavoro bancario oggi come oggi si soffre, il lavoro non è visto come gratificante ma è visto come una situazione da cui uscire il più presto possibile. Per di più – incalza il sindacato - , a fronte di tante uscite non si vede un corrispettivo soddisfacente in termini di nuova occupazione e di ricambio generazionale ma, invece, siamo in presenza molto spesso di assunzioni temporanee di giovani, alle quali assunzioni temporanee non fa seguito un consolidamento, non fa seguito in sostanza la creazione di buona occupazione sul territorio abruzzese”. “In questo momento il sistema Italia si aspetta comportamenti ed azioni che segnino una svolta con il passato e questo vale sia per la diversa gestione delle risorse ambientali, che coinvolgerà anche le aziende di credito per sostenere investimenti finanziari di settore nelle aree interne ovvero nelle zone attualmente meno economicamente attrattive – conclude il sindacato -, sia per dare fiducia ai giovani che sono e saranno i protagonisti del prossimo futuro”.

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