Economia

Bar e ristoranti a un passo dal fallimento, l'appello di Confcommercio-Fipe a politici e parlamentari abruzzesi

Per questa ragione Confcommercio-Fipe lancia un appello alla politica regionale e ai parlamentari abruzzesi affinché si prenda in considerazione la situazione di gravissima difficoltà economica

Bar e ristoranti sono ormai fiaccati dalla crisi provocata dalla restrizioni decise per contenere il contagio da Covid-19 (Coronavirus) e molte attività sono a un passo dal fallimento.
Per questa ragione Confcommercio-Fipe lancia un appello alla politica regionale e ai parlamentari abruzzesi affinché si prenda in considerazione la situazione di gravissima difficoltà economica.

Riccardo Padovano, presidente di Confcommercio Pescara, chiede un intervento immediato della politica per non far morire alcune attività ormai a un passo dal fallimento.

«Oggi per quel che concerne i ristori di cui si parla in maniera troppo blanda e questo probabilmente dimenticando che alcune attività sono ferme dal marzo 2020. Bar e food hanno dovuto far fronte, nel 2020 ad oltre sei mesi di chiusura con immaginabili conseguenze economiche», sottolinea Padovano, «non è l’asporto che risolve i problemi di bar e ristoranti. L’asporto serve soltanto a salvare la spesa. Questo è un momento drammatico, con la dignità di queste persone che è talmente grande da far sì che non ci sia più neanche la forza di manifestare. Queste persone hanno perso gli incassi e il lavoro di Pasqua, dei ponti del 25 aprile e dell'1 maggio, e poi dell'8 dicembre, e ancora delle feste di Natale, Capodanno e la Befana. Questi imprenditori sono allo strenuo e oggi diciamo ad alta voce soprattutto ai parlamentari abruzzesi che non hanno solo bisogno di ristori, ma anche di una moratoria di vaccini di economia ovvero una moratoria bancaria per rimettere in moto una macchina distributiva. Le banche devono tornare ad erogare prestiti, ad essere al fianco dell’imprenditoria. Non finanziamenti a pioggia ma finanziamenti a quelle attività che vogliono ripartire. Occorrono finanziamenti a lungo termine. Il secondo vaccino di economia deve essere quello di far prevedere ristori anche per le imprese che sono entrate a regime il 1 gennaio 2020. Ad oggi queste imprese sono fuori dai ristori perché non hanno lo storico del 2019. Chi inizia una attività nel 2020 mettendo in campo lavoro e risorse economiche, e rischiando in proprio, per colpe non sue è costretto a fermarsi e allora? Perché ha iniziato l’attività nell’ultimo anno lo abbandoniamo al suo destino? Ma scherziamo? Terzo vaccino di economia è legato ad una rottamazione delle imposte e ad un condono fiscale».

Così si conclude la nota firmata dal presidente di Confcommercio Pescara:

«Impensabile pensare che chi è fermo da quasi un anno possa essere in grado di pagare anche un mutuo? Tutto questo perché il food e la ristorazione nel nostro Paese e in Abruzzo in particolare, rappresentano un comparto fondamentale per tutta la filiera dell’agroalimentare. Prima cade sennò la filiera della ristorazione, poi quella agroalimentare e poi quelle dell’indotto. Per cui occorre mettere in piedi una seria di iniziative politiche per non far morire queste attività. Il 7 gennaio torneremo zona gialla? Non lo sappiamo ancora ma se così fosse il food sarebbe comunque sacrificato, restando aperto solo mezza giornata. Mi appello sopratutto ai nostri rappresentanti in Parlamento affinché si chieda al Governo, al Mef e al Ministro Gualtieri di mettere ora più che mai in campo gli strumenti legislativi per poter far ripartire questi comparti. L’Abruzzo vive per l’80% con la filiera corta. La mini distribuzione con la filiera di ristorazione e bar. Se non si interviene oggi, domani sarà la catastrofe».

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