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Lunedì, 23 Maggio 2022
Economia

Artigianato, Cna: il 2009 è stato un anno orribile

Il 2009 è stato, per l'artigianato abruzzese, l'anno peggiore dell'ultimo decennio. Il Cna, infatti, ha presentato oggi lo studio riguardante l'andamento delle imprese artigianali nelle quattro province. Il mondo dell’artigianato ha subito un decremento tra iscrizioni e cancellazioni di 134 unità (-0,37%)

Male il saldo tra iscrizioni e cancellazioni per le imprese artigiane, come mai era accaduto dal 2000 ad oggi, tutto il contrario di quanto si è verificato nel resto del mondo imprenditoriale. Una flessione che colpisce duramente soprattutto le province storicamente leader, come Teramo, mentre al contrario l’effetto-sisma determina nell’Aquilano una crescita senza precedenti, in particolare nel comparto edilizio: facendo del territorio provinciale il secondo d’Italia come tasso d’incremento.  E’ la fotografia del 2009 fornita dal Centro studi della Cna abruzzese, che ha analizzato ed elaborato i dati diffusi da Movimprese, il sistema informatico di Infocamere. Tra gennaio e dicembre dello scorso anno – dice lo studio elaborato da Aldo Ronci per conto della Cna – il mondo dell’artigianato ha subito un decremento tra iscrizioni e cancellazioni di 134 unità (-0,37%) contro una crescita globale delle imprese che ha determinato un saldo attivo di 838 unità (+0,56%).

Un risultato così negativo non si registrava per l’artigianato (un settore che rappresenta circa il 17% del totale degli occupati abruzzesi, con 84mila addetti complessivi, frutto di 36mila 307 imprese, 11mila tra collaboratori e  soci, 37mila dipendenti) da dieci anni, e che – sempre a detta dell’organizzazione d’impresa presieduta da Italo Lupo – per quanto possa apparire paradossale sarebbe stato di gran lunga peggiore se non fosse stato influenzato dal sisma del 6 aprile.

Il terremoto, infatti, in provincia dell’Aquila ha determinato una vistosa crescita di nuove imprese artigiane, in particolare nel settore delle costruzioni. Una performance sottolineata da un incremento a tre cifre (+116), mentre tutti gli altri territori hanno fatto registrare decrementi più o meno vistosi: soprattutto Teramo (-181), ma anche Pescara (-64) e Chieti (-5). Quanto ai settori economici, il grosso della caduta nel mondo dell’artigianato si concentra nelle attività manifatturiere (-94), oltre che in quello delle riparazioni degli autoveicoli e dei beni personali e della casa (-96), dei trasporti (-56); flessioni non compensate dagli incrementi registrati nelle costruzioni (+49), nella produzione alimentare (+44) e nei servizi (+32).

Il flop dell’anno scorso stride con l’andamento storico dell’artigianato abruzzese: tra 2000 e 2008, infatti, tutte le province avevano mostrato un tasso di crescita (+11,48%) di gran lunga superiore a quello medio nazionale (+6,49%). Meglio di tutte, tra le province, Chieti (+14,69%), ma buoni risultati sono stati conseguiti anche a Teramo (+12,32%), L’Aquila (+11,18%), con la sola Pescara (+7,07%) in linea con il dato nazionale.  Una prova indiretta – sostengono alla Cna – di come «le imprese artigiane abbiano sostenuto adeguatamente l’economia abruzzese che, dopo la fuoriuscita dal regime dei sostegni comunitari, ha sofferto per una crescita più lenta sia di quella italiana che di quella del Mezzogiorno».

Commentando i dati, il presidente Lupo ha affermato come «diversi indicatori facessero temere un esito del genere, mentre adesso però è compito della politica e degli attori istituzionali immaginare un percorso che aiuti le imprese a riprendersi». Un tema ripreso dal direttore regionale della Cna, Graziano Di Costanzo, secondo cui «se  è vero che la Regione per il 2010 ha deciso di investire 9 milioni di euro per l’abbattimento degli interessi delle imprese, è vero anche si pone un problema serio di rapidità nell’utilizzo delle poche risorse disponibili».
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