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In Abruzzo il credito alle imprese stenta a decollare: solo il 2,2% delle aziende ha ottenuto il finanzimento dalle banche

I dati sono stati snocciolati dalla Cna, con il direttore generale Di Costanzo che parla di un sistema di erogazione delle liquidità troppo lento e complesso

Il credito per le imprese abruzzesi in crisi per il lockdown stenta ad arrivare. A dirlo la Cna con il direttore generale Abruzzo Di Costanzo, che analizza e snocciola i dati relativi ai finanziamenti ed alle richieste inoltrate dal settore produttivo abruzzese per il decreto "Cura Italia" del Governo.

Nel decreto, lo ricordiamo, sono previsti finanziamenti con lo Stato come garante al 100% per i prestiti inferiori ai 25 mila euro e garanzie dal 90 al 70% per cifre superiori. In Abruzzo attualmente solo il 2,2% delle imprese ha ottenuto il finanziamento. Le richieste inoltrate alle banche sono state 2781 fino ad ora, per un importo totale di 127 milioni di euro.

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A livello territoriale, la maggior parte sono state richieste in provincia di Chieti (1146, per 41 milioni e 841mila euro complessivi), seguita da Pescara (595; 30 milioni per 335mila euro); Teramo (584; 25 milioni per 836mila euro) e L’Aquila (456, per 28 milioni e 951mila euro).

La maggior parte delle aziende dunque resta in attesa della liquidità per superare questo momento drammatico evitando il fallimento. Serve, spiega Di Costanzo, una svolta da parte delle banche che procedono ancora lentamente con meccanismi spesso molto lenti.

Analizzando più nel dettaglio le cifre fornite dal Fondo centrale di Garanzia, si osserva però che le richieste di finanziamento fino a 25mila euro, tipiche delle imprese più piccole, rappresentano la stragrande maggioranza del totale: sono infatti 2452, ovvero l’88%, con circa 49 milioni di finanziamento richiesto: cifra che però rappresenta poco meno del 39% del totale.

Questi finanziamenti, sottolinea la Cna, dovevano essere erogati in tempi rapidissimi considerando la garanzia totale offerta dallo Stato, ma si sta invece assistendo a ritardi inaccettabili. Le banche infatti, che sicuramente vivono un momento difficile per l'enorme carico di lavoro, devono però garantire tempi rapidi per la liquidità alle piccole e medie imprese.

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