Venerdì, 19 Luglio 2024
Cultura

Ironia e riflessione sul palco della 51esima edizione dei Premi Flaiano che diventa il riscatto dei "primi" conquistando tutti [VIDEO]

Volti amatissimi dal pubblico quelli che hanno calcato la scena per consacrare una stagione cinematografica da incorniciare in cui le storie normali degli "ultimi" sono le grandi "leggere" protagoniste. Una grande dichiarazione d'amore corale, dal grande al piccolo schermo, a chi il Paese "lo fa" e verso il proprio mestiere. Chiusura in grande stile con Mariska Harghitay (Law and order svu)

Siamo abituati a chiamarli “ultimi”, ma in realtà sono “i primi” e sono stati loro i veri protagonisti della 51esima edizione dei Premi Internazionali Flaiano che sul palco ha portato anche quest'anno “innovazione” in un'accezione tout court che va dalla tecnologia con le incursioni di Ennio Flaiano in piazza Salotto grazie all'intelligenza artificiale, a un cinema, un teatro e una televisione capaci di rinnovarsi in forme e linguaggi, ma saldamente ancorati a una tradizione tutta italiana. 

Per il cinema, è stato più volte sottolineato, è stata una stagione eccezionale in cui la leggerezza di alcuni dei comici più amati dal pubblico, ha portato sul grande schermo storie di uomini normali, quei “primi” come li ha definiti Antonio Albanese che ha vinto il suo primo Pegaso d'Oro per la miglior regia con “Cento domeniche”, protagonisti di vicende spesso vere e drammatiche che lasciano spazio a riflessioni profonde anche grazie a quel tratto unico della commedia italiana che nel dolore strappa amari sorrisi. Un film, il suo, che racconta dell'ingiustizia verso "un primo", come lo definisce è che fa parte di quei "primi" che sono quelli che sostegno questo Paese: 2 milioni 700mila metalmeccanici e 6 milioni di artigiani.

Volti noti e amatissimi quelli che hanno calcato il palco in una piazza gremitissima e una Mariska Hargitay, per il grande pubblico del piccolo schermo da 25 anni l'Oliva Benson di Law and Order svy, che si è intrattenuta sul palco affrontando temi importanti di altri ultimi che, ha ben sottolineato nel suo lungo intervento fatto anche di una riflessione sulle responsabilità di tutti, sono le vittime di violenza, in particolare le donne e minori.

I volti dei personaggi amati diventano quelli degli uomini e le donne di un'Italia che sa ancora raccontarsi con "profonda leggerezza"

Non sono “ultimi”, ma per i più invisibili anche i tanti che lavorano dietro le quinte di set cinematografici, palchi teatrali e programmi televisivi e che, ha sottolineato Michele Riondino che per la prima volta nella storia dei Premi Flaiano ha ottenuto ben due riconoscimenti, l'uno per la miglior interpretazione maschile e l'altro per la miglior sceneggiatura di Palazzina Laf (premio questo che ha ritirato con Maurizio Braucci), non vivono un momento facile, ma che sono “un mondo”, ha aggiunto l'attrice Giovanna Mezzogiorno premiata per il suo libro “Ti racconto il mio cinema” di cui proprio tratta, grazie al quale la magia del cinema si plasma. Un film, Palazzina Laf di Riondino, che è a sua volta un altro racconto degli “ultimi”: quelli di quella storia dell'Ilva che pochi conoscono, ma che si porta dietro quel tema sempre così attuale dei diritti dei lavoratori.

Ricevi le notizie de IlPescara su Whatsapp

“Ultimi” che diventano “primi” grazie alle parole e i volti noti e amati di chi il cinema lo fa e lo interpreta con quelle proiezioni e interpretazioni su grandi e piccoli schermi e sui palchi dei teatri italiani che i problemi della società presente e passata li raccontano come solo l'arte e la cultura sanno fare: al di sopra del giudizio del proprio tempo ed espressione di un'umanità che è nelle esistenze di ognuno di noi o ci cammina accanto, come ben dimostra il documentario “Kripton” di Francesco Munzi che racconta di persone affette da problemi psichiatrici o, ancora, lo “Zamora” di Neri Marcorè che con la leggerezza e l'ironia che lo contraddistinguono regala anche lui un film carico di riflessioni e valsogli, all'esordio alla regia, il Premio Internazionale Flaiano speciale.

Un quadro in cui è impossibile non inserire anche il film dei record della stagione cinematografica trascorsa “C'è ancora domani” cui è andato il Premi internazionale Flaiano, “L'ultima volta che siamo stati bambini” di Claudio Bisio premiato dal pubblico per il concorso italiano, il “Caro Marziano” di Pif che di storie di “ultimi” tante ne ha raccontate e ne racconterà che si è aggiudicato il Flaiano per il miglior programma televisivo (va in onda su Rai Tre), e ancora l'intervento del giornalista Domenico Quirico cui è andato il premio internazionale Flaiano alla carriera che commentando lo scenario geopolitico mondiale di cui da decenni è testimone in qualità di inviato di guerra, ha parlato di un “vecchio ordine in frantumi” e di un “tempo del caos”, quello in cui viviamo, in cui tornano le divisioni non solo fisiche ma culturali e in cui “ultimi” sono quelli che non hanno un kalashnikov: il simbolo delle guerre contemporanee in cui un proiettile, che si compra a soli 0,25 centesimi ha raccontato, diventa la discriminante tra il vivere e non vivere.

L'amore per il proprio mestiere e la sferzante ironia sul palco della 51esima edizione del "marziano" Flaiano 

Se è stato il Premio dei “primi” l'edizione numero 51 del Flaiano è stata anche l'edizione dell'amore verso il proprio mestiere e la dichiarazione più bella è stata certamente quella di Francesca Benedetti cui è andato il premio alla carriera per il teatro e che a 90 anni calca ancora le scene e che continuerà a farlo perché, ha detto con intelligenza e ironia “non pensate che con questo premio vi libererete di me”.

Un amore di cui ha parlato anche l'attrice Miriam Leone premiata come miglior attrice per “I leoni di Sicilia” serie originale Disney+ che parla di emancipazione femminile possibile attraverso proprio il sentimento più nobile come ha spiegato, ma anche Chiar Noschese premiata per la prima volta per la regia, quella teatrale, e il suo Chigago che ha incassato uno straordinario successo e che dichiarandosi “innamorata” di Ennio Flaiano ha sottolineato come ricevere un premio sapendo di vedersi quindi riconosciuto di aver lavorato bene, è una cosa meravigliosa.

Quel Flaiano “marziano” di cui oggi sarebbe bellissimo essere “follower” sui social, ha detto ancora Pif dal palco di piazza Salotto, per quel modo con cui sapeva interpretare tra ironia e sarcasmo la società vedendola già come sarà tra una trentina d'anni.

Particolarmente sentito da Carmen Sepede il Premio Flaiano speciale per “Il mio nome è tempesta. Il delitto Matteotti” che racconta di un uomo capace di denunciare un'altra ingiustizia, quella dei brogli elettorali, ha ricordato lei stessa sul palco, e quindi di sfidare Benito Mussolini pagando con la vita il diritto alla verità. La grande eredità che ha lasciato al tempo.

L'ironia non è mancata e a portarla sul palco sono stati anche Paolo Rossi che per quella sua rivisitazione di Luigi Pirandello a teatro con il suo “Da questa sera si recita a soggetto” ha vinto il premio speciale per il miglior attore teatrale dedicandolo al nonno, che Pirandello lo recitava e che quando gli disse che avrebbe fatto l'attore gli rispose: “il futuro è la chimica”. Uno spettacolo in cui il pubblico è assoluto protagonista “perché costa poco”, ha detto ancora e una voglia di “distruggere i classici” che gli appartiene perché tanto “non ci sono più e non possono venire a lamentarsi”.

Ci è invece tornata due volte sul palco Teresa Mannino premiata con il Flaiano speciale per lo spettacolo teatrale “Il giaguaro mi guarda storto” che porta nei teatri italiani: ha voluto conoscerla la motivazione del riconoscimento perché sei se del sud quando torni, i parenti te lo chiedono, ha chiosato con la sua ironica verve.

Insomma se non c'è stato “un mattatore” della serata, quella dei Premi Flaiano è stata un'edizione corale in cui il racconto della quotidianità di persone normali, siano esse parte della storia o della contemporaneità, hanno trovato pienamente voce anche grazie agli interventi di tutti gli altri premiati e cioè Pilar Fogliatti (migliori interpretazione femminile per il cinema per“Romeo è Giulietta”), Leonardo Lidi (premio per la miglior regia teatrale per “Zio Vanja”), Giorgio Colagneli (miglior attore per il suo Ratzinger nella piéce teatrale “I due papi”), Anna Della Rosa (premio speciale miglior attrice teatrale per “Antonio e Cleopatra), Lara Sansone (miglior attrice teatrale per “La festa di Montevergine”), Francesca Archibugi, Giulia Calenda, Ilaria Macchia, Francesco Piccolo (premio per la miglior sceneggiatura per la serie televisiva “La storia” andato in onda su Rai 1), Luca Ribuoli (premio miglior regia televisiva Luca Ribuoli per la serie Sky “Call my agent”), Claudio Gioè (miglior attore per la serie televisiva “Màjari” di Rai 1) e Stefano Vicario cui è andato il premio internazionale Flaiano speciale per la regia del Festival di Sanremo.

Il sipario scende sull'edizione numero 51 con il saluto di Carla Tiboni al papà, Edoardo Tiboni cui Pescara e il mondo devono i Premi Flaiano. Come lei lo ha definito, “il signore della cultura”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ironia e riflessione sul palco della 51esima edizione dei Premi Flaiano che diventa il riscatto dei "primi" conquistando tutti [VIDEO]
IlPescara è in caricamento