Cultura

Luigi D'Alimonte, lo scultore che porta la Pietra della Majella in giro per il mondo

Autodidatta, con base operativa a Cugnoli, l'artista ha scalato le classifiche di gradimento tra le gallerie d'arte italiane e i collezionisti anche stranieri

Luigi Rocco D'Alimonte è un giovane artista pescarese di 54 anni e la sua base operativa è a Cugnoli. A oggi è uno degli scultori più affermati nella lavorazione della “Pietra della Majella” e nella loro esaltazione, fino a farla diventare arte e a esportarla in luoghi dove mai prima l'Abruzzo era riuscito ad arrivare. D'Alimonte ci tiene a sottolineare, come particolarità, che lui è completamente autodidatta, anche se poi ha praticato e studiato tanto per affinare le sue tecniche:

“Anche perché fino a non molti anni fa ho lavorato in fabbrica e non avevo tanto tempo per coltivare la mia passione, che poi sarebbe diventata professione. A un certo punto, complici anche le incertezze proprio in campo lavorativo, ho deciso di cambiare vita. E dedicarmi anima e corpo a ciò che fino a quel momento era stato solo un hobby. Le mie sculture sono realizzate con l’elemento naturale estratto dalla catena montuosa appenninica presente nel territorio abruzzese: la pietra della Maiella, da secoli utilizzata dagli scalpellini”.

Poi, però, da scalpellino (termine utilizzato in accezione orgogliosamente positiva) D'Alimonte si è trasformato in artista originale e apprezzato per aver modificato alcuni parametri che sembravano da anni codificati: “Ho dato vita ad un progetto artistico a carattere territoriale: chiamato 'Rinascimento della Materia', con l’obiettivo di elevare il contenuto culturale di un elemento naturale, la pietra della Majella appunto, da troppo tempo imprigionata nella gabbia dell’artigianato artistico, per liberarla, proiettandola nel mondo della scultura contemporanea”.

Un altro aspetto fondamentale che rende unico l'essere scultore di D'Alimonte è la leggiadria, il guardare verso l'alto, l'agilità. Sembrerà strano, ma chi lo conosce anche in versione mezzofondista e fondista dell'atletica leggera anni Ottanta e Novanta (D'Alimonte è stato un ottimo interprete fino alla distanza della maratona con un personale di poco superiore alle 2h20'), ne ricorderà la corsa leggera e elegante stile gazzella.

Un po' come le sue opere: “Questa mia idea di scultura, partendo da quella classica, definita anche dal rapporto “volume-peso” e storicamente poggiata a pavimento, si pone come evoluzione di tale chiave di lettura: le mie opere infatti, si elevano verso l’alto viaggiando in cerca di orizzonti inesplorati, trovano pareti verticali dove ancorarsi, appropriandosi di questo nuovo spazio”.

D'Alimonte ha colpito nel segno diventando - da ex operaio, ex forte maratoneta, scultore completamente autodidatta che ha iniziato facendo lo scalpellino – il primo “lavoratore” della Pietra della Majella a esporre con continuità in tutta Italia e all'estero. Dall'amato Abruzzo, a Roma, a Modena, Padova, Brescia, fino alla Biennale di Venezia, Malta e Amsterdam. Alcune sue sculture sono state acquistate in Belgio e addirittura in California. Sempre rimanendo umile, perché in fondo l'arte è un po' come la vita, insegna che se vuoi davvero avere successo, devi rimanere con i piedi per terra.

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