Cultura

"In nome del Padre", il nuovo romanzo del giornalista Antonio Andreucci

Un'opera letteraria intrigante e surreale, ambientata nella Chiesa moderna. C'è chi interpreta questo libro (edito da Il Seme Bianco) come un segno premonitore e chi invece lo reputa blasfemo

Un libro che fa discutere e che si presta a diverse interpretazioni. L'ultima fatica letteraria del giornalista Antonio Andreucci, conosciuto a Pescara per i tanti anni trascorsi alla giuda della redazione dell'Ansa Abruzzo, è un catto-thriller appassionante, ispirato a fatti realmente accaduti, con una trama fluida e dinamica nella quale si intrecciano scandali, complotti e misteri che avvolgono la Santa Sede.

Dopo il successo planetario del film "Il caso Spotlight", ecco che gli argomenti legati all'immoralità che condanna la Chiesa moderna, giudicata troppo tollerante e aperta alle tante distrazioni e ai vizi della società civile, tornano prepotentemente alla ribalta.

Tutto ruota attorno alla figura immaginaria del Cardinal Lucas Navarro Fernandez, un alto prelato sudamericano con una visione teologica retrograda, in contrasto con quella del Pontefice che si manifesta invece aperto verso le altre religioni, favorevole alle unioni omosessuali, alla comunione ai divorziati, così come al sacerdozio femminile.

Nelle 122 pagine de "Il nome del Padre" (Il Seme Bianco Editore) c'è spazio per storie di potere, sesso, droga, affari, ricatti e infine una sentenza giustizialista che condanna il Papa "eretico" alla pena più alta. "In nome del Padre" è fresco vincitore del secondo premio internazionale "Wilde 2018" e del premio nazionale letteratura contemporanea, sezione opere inedite.

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