menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Francesco Pannofino ci racconta “I Suoceri Albanesi”

IlPescara.it ha intervistato il noto attore e doppiatore, che domani sera sarà di scena al teatro Massimo insieme a Emanuela Rossi: "Io, protagonista di una commedia geniale e arguta"

Tutto pronto al Massimo per “I Suoceri Albanesi”, divertente pièce teatrale che domani sera vedrà salire sul palco Francesco Pannofino. Alla vigilia di questo atteso appuntamento, Il Pescara.it ha incontrato il noto attore e doppiatore per rivolgergli alcune domande.

Cosa ti ha spinto a “sposare” il progetto de “I Suoceri Albanesi”, dove reciti da protagonista con Emanuela Rossi?
"La genialità e l’arguzia nella commedia scritta da Gianni Clementi, che ha centrato l’obiettivo parlando di problematiche attuali, facendole entrare in una casa con padre-madre-figlia alle prese con un grosso conflitto generazionale".

Nel tuo curriculum vanti importanti esperienze da doppiatore cinematografico. Com'è dare la voce a Clooney, Banderas e Denzel Washington?
"Fa parte della mia vita professionale. Ho avuto la fortuna di doppiare queste grandi star, dalle quali ho fortunatamente carpito anche qualche segreto artistico".

Resta memorabile la tua interpretazione di René Ferretti in ‘Boris’. Un personaggio tremendamente vicino alla realtà, non trovi?
"Sì. È forse il personaggio più soddisfacente che abbia mai fatto, senza nulla togliere agli altri; una bellissima avventura partita in sordina che poi ha riscontrato il favore del grande pubblico".

Sei stato anche un bravissimo Nero Wolfe nell'omonima fiction. Che ricordi hai di quell’avventura?
"Ne ho un ottimo ricordo. È stata una grande esperienza misurarmi con un personaggio così complesso che in passato è stato interpretato, tra gli altri, dal grande Tino Buazzelli".

Ti sei cimentato persino con la musica, scrivendo una canzone molto toccante: “Il sequestro di Stato”. Puoi raccontarci di cosa parla?
"Parla dei fatti del 16 marzo 1978, giorno in cui fu rapito Aldo Moro in via Mario Fani, proprio dove abitavo io; all'epoca avevo 19 anni. Con il passare del tempo ho deciso di raccontare quell’esperienza attraverso una canzone".

Cinema, tv, radio e teatro: con quale di questi mezzi di comunicazione ti trovi più a tuo agio?
"Con tutti, direi; è comunque chiaro che, per un attore, potersi esprimere con la faccia e con la gestualità, oltre che con la voce, è più soddisfacente".
 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

IlPescara è in caricamento