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“Butterfly29”, la docufiction scritta e realizzata in “smart working” da Milo Vallone

Il regista e attore sarà protagonista, dal prossimo 15 marzo, di un racconto incentrato sulla pandemia informatica che sconvolse il 2030. Il tutto, partendo dal lockdown del 2020. Ecco i dettagli

Il regista e attore Milo Vallone ha scritto e realizzato in “smart working” la docufiction “Butterfly29”, che presenta un racconto incentrato sulla pandemia informatica che sconvolse il 2030. Il tutto, partendo dal lockdown del 2020.

Lo stesso artista pescarese sarà protagonista, dal prossimo 15 marzo, di questa serie, disponibile alle 22.30 su Rete8 e alle 23 sul sito Internet www.butterfly29.com. «L'idea di “Butterfly 29” è nata durante il primo lockdown. In quelle settimane di apprensione per l’emergenza sanitaria, l’unico modo per rimanere in contatto con i nostri cari è stato grazie ai mezzi informatici, divenuti di vitale importanza. E allora ho pensato: e se la pandemia un domani, da biologica, divenisse digitale? In fondo, fino a poco più di un anno fa il termine “virus” era da tutti associato al web e ai mezzi informatici. Dunque? Potremmo vivere senza tecnologia? E, nel caso, che mondo avremmo?», si domanda Vallone.

Realizzato in collaborazione con la Regione Abruzzo, “Butterfly29” è un esperimento con 32 microcamere che immortalano la reclusione di Alan Caravaggio, riprendendno la vera abitazione di Vallone. Le riprese sono terminate a inizio 2021: «'Butterfly29', nel mio personale percorso, rappresenta anche una vera e propria sperimentazione – conclude Vallone – la ricerca di un nuovo linguaggio espressivo per far vivere quella teatralità ormai mortificata da più di un anno, per via della chiusura degli spazi nei quali operiamo. Non credendo molto nel teatro in streaming, ho cercato con questo format e con questo linguaggio di aprire una strada o quantomeno accendere una scintilla che possa essere di incoraggiamento a tutto un mondo di lavoratori che sono e chissà ancora per quanto saranno, in attesa di poter tornare a veder salire un sipario chiuso da troppo tempo».

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