Andrea Pazienza e quegli anni a Pescara dove ha lasciato il segno

Un rapporto quasi ancestrale con la città che lo ha visto crescere anche dal punto di vista artistico. Ecco perchè viene considerato un pescarese a tutti gli effetti

Andrea Pazienza

"Spero tu abbia capito cosa significhi per me Pescara e in cosa identifichi il mio ambiente, è meraviglioso e complesso e completamente imparagonabile a nessun altro, e fatto da immagini e frasi sconnesse, ma vitali, di istanti folli e irripetibili, di cinismo e di magia, di pettegolezzi, di lazzi e ubriachezze moleste, di sogni, di guerre e meravigliosi ritrovarsi, e di cultura a tutti i livelli, e di aerei e di armi, e di rivolte mai sopite…". 

È il passaggio più significativo di una lettera indirizzata alla fidanzatina Isabella Damiani, scritta pochi giorni dopo l'inaugurazione della sua prima mostra d'arte.

Dall'epistolario di Andrea Pazienza si evince come questo carteggio sintetizzi il forte legame del geniale artista contemporaneo con la città che lo ha ospitato in gioventù e dalla quale ha tratto ispirazione per formarsi come narratore e disegnatore.

Poco più di quattro anni vissuti nel capoluogo dannunziano, assolutamente fondamentali per tracciare il suo breve percorso terreno, con i segni evidenti del suo passaggio ancora bene impressi nel panorama artistico e culturale. Tutto è cominciato al collegio dei Gesuiti e sui banchi del liceo artistico "Misticoni". Gli insegnanti Sandro Visca e Albano Paolinelli intuirono immediatamente di avere in classe un allievo in grado di superare i maestri nel campo del disegno e della grafica, autodidatta, dalla forte personalità e assai difficile da gestire. C'era un solo modo per metterlo a proprio agio, dandogli piena libertà di espressione e di improvvisazione. Bastava assecondarlo e fare in modo che quello spirito ribelle potesse emergere liberamente. Quello speciale rapporto instaurato con i professori diede inizio ad un amore adolescenziale destinato a durare in eterno.

È qui a Pescara che il giovanissimo Paz affronta la propria indipendenza e getta le basi per la sua carriera, bruciando le tappe e rompendo gli schemi. I suoi fumetti iniziano a prendere forma e vita. Nascono da schizzi disegnati sulle tavole in maniera del tutto spontanea, per poi crescere e svilupparsi nei centri sociali a Bologna. In realtà, la sua vera fabbrica dei sogni è la galleria d'arte "Convergenze", creata in società con Peppino D'Emilio, dove si radunavano tanti giovani artisti pescaresi. Prima in via Umbria e poi nella sede di via De Amicis, Andrea Pazienza mette in mostra il suo talento naturale, coltivato in un ambiente pieno di estrosità e di colori, di idee e vitalità, frequentato da persone bizzare e piene di inventiva. In quegli anni Pescara era un arcobaleno che sovrastava mondi paralleli, un prisma dalle diverse sfaccettature che brillavano sotto un'unica fonte di luce. Quella del Paz, capace di illuminare una città dai contorni naif e abitata da tanti Pentothal, Zanardi e Pompeo.

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