Turisti fermati nella valle dell'Orfento dai carabinieri forestali, scoppia la polemica

Il gruppo di escursionisti non ha potuto proseguire lungo il sentiero delle Scalelle. La marcia indietro ordinata dal Nucleo Tutela della Biodiversità e dei Parchi sulla base del protocollo anti Covid

Trekking, ciaspolate, gite fuori porta, escursioni e visite guidate nei luoghi più belli e gettonati del nostro territorio sono in costante aumento tra le attività preferite dai forestieri che scelgono l'Abruzzo per trascorrere le vacanze.
La valle dell'Orfento è certamente una delle riserve naturali di particolare attrazione del parco nazionale della Majella, frequentata soprattutto nel fine settimana per la gioia dei numerosi operatori locali del turismo.

Sono diversi i tour operator che propongono e organizzano itinerari tra i sentieri delle Scalelle, ma che sovente si ritrovano a fare i conti con i severi provvedimenti adottati dai carabinieri forestali in materia di prevenzione e di sicurezza.

Un business che si è sviluppato negli ultimi anni, ma che porta a volte ad agire "border line" e senza alcuna forma di tolleranza da parte degli organi preposti al controllo e alla tutela delle aree protette. Lo scorso fine settimana, una comitiva di persone ha partecipato a una giornata all'aria aperta sotto la guida di "Majellando", una solida realtà di San Valentino in Abruzzo Citeriore che si occupa di promozione e valorizzazione dell'Abruzzo e delle sue eccellenze. A capo di questa associazione c'è Marcello Natarelli che ha sempre agito in totale autonomia e senza ricevere sovvenzioni di alcun tipo.
Durante la camminata nella valle, sono stati fermati dai militari del Nucleo Tutela della Biodiversità e dei Parchi e costretti a interrompere la prosecuzione del percorso in quanto, a detta dei carabinieri forestali, il gruppo era troppo numeroso e non congruo a ciò che viene riportato sulle disposizioni anti Covid e nelle ordinanze regionali.

«Riteniamo di aver rispettato pienamente il protocollo», afferma Marcello Natarelli, «e nello specifico eravamo circa una ventina di persone, tutte allineate e distanziate, con due guide al seguito, una in testa e una in coda. La nostra presenza nel parco è stata regolarmente comunicata e ci sembra assurdo che questo stop sia giustificabile con la scusa dell'assembramento. Una forma di ostracismo nei nostri confronti che ci impedisce di portare avanti il nostro lavoro in questa area specifica».
Il colonnello Santilli, invece, riferisce di un numero di escursionisti pari al doppio di quelli dichiarati e che bonariamente siano stati invitati a ridurre le presenze, vista anche la straordinaria affluenza concentrata in queste giornate grazie al lavoro svolto da altre guide alpine e accompagnatori di media montagna iscritti all'albo. C'è chi parla addirittura di concorrenza sleale e di esercizio abusivo della professione (articolo 348 del codice penale) ma resta il fatto che alla base di tutto ci deve essere l'aspetto prioritario della sicurezza, oltreché la salvaguardia della natura incontaminata. Anche chi volesse avventurarsi autonomamente nella valle dell'Orfento è obbligato a comunicarlo al centro visite del parco e seguire i percorsi obbligati, indossando abbigliamento adeguato e rispettando le regole comportamentali riportate nei cartelli d'ingresso.

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