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I vertici di Strada dei Parchi indagati per omessa manutenzione dei viadotti dell'autostrada A25

La Procura di Pescara ha chiuso l'indagine relativa alla manutenzione di alcuni viadotti che ricadono nel Pescarese

Omessa manutenzione dei viadotti dell'autostrada A25 nel territorio della provincia di Pescara, che avrebbe messo in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti autostradali. È questa l'accusa che la procura di Pescara contesta ai vertici di Strada dei Parchi, la società che gestisce le autostrade A24 e A25. Sono indafati, fra gli altri, il presidente del Cda Lello Scopa, l'amministratore delegato Cesare Ramadori. In tutto sono sette le persone indagate per i reati di inadempimento di contratti di pubbliche forniture e attentato alla sicurezza dei trasporti.

I viadotti finiti nel mirino sono quelli di “Popoli”, “Bussi”, “Gole di Popoli” e “Svincolo di Bussi”.

Sulla vicenda interviene anche il forum H20 degli ambientalisti, che sottolinea come siano accuse gravissime quelle mosse ai vertici della società, ricordando come l'inchiesta partì nel 2018 proprio a seguito dell'esposto presentato ai carabinieri forestali da parte Forum H20, Soa e Nuovo Senso Civico.

Due anni fa avevamo svolto numerosi sopralluoghi al di sotto dei viadotti di A24 e A25 presi a campione e avevamo realizzato un'accurata analisi dei dati economici su investimenti su manutenzione ordinaria e straordinaria da cui emergevano gravissime criticità, molte delle quali inequivocabili.

Il tutto per un'autostrada costosissima per gli utenti. Pile dei viadotti e impalcati con ferri scoperti e cemento che si sbriciolava sotto alle nostre dita, con animali domestici e selvatici, da orsi a vacche, che entrano periodicamente sull'autostrada con gravissimi rischi per l'incolumità degli automobilisti.

Gli ambientalisti sottolineano come restano le gravi criticità e problematiche di sicurezza in quei tratti autostradali, con la mancanza di trasparenza sia da parte dei soggetti pubblici che privati coinvolti nella vicenda:

I dati sulla gestione dovrebbero essere resi pubblici proattivamente dal Ministero perché i cittadini hanno il diritto di sapere se e come sono spesi i soldi su infrastrutture pubbliche date in concessione ai privati che ci lucrano.
 

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