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Tentano di uccidere imprenditore: arrestati moglie e figliastro

Assieme ad un altro pregiudicato, assoldato per pestare a sangue la vittima, sono finiti in manette una 42enne pescarese ed il figliastro, accusati di aver progettato e messo in atto un piano per causare la morte del marito della donna

Una storia inquientante e triste quella che arriva dai carabinieri di Pescara, che hanno arrestato tre persone, responsabili di tentato omicidio aggravato e lesioni personali aggravate in concorso.
Si tratta di Daniela Lo Russo, 42enne pescarese, del figlio Michele Gruosso 22 anni e del colombiano MOSQUERA ZABALA EDWIN ANDREI, pregiudicato.

La storia ha inizio quando la donna denuncia un'aggressione subita il 28 giugno scorso, quando mentre stava passeggiando lungo via della Bonifica di notte è stata picchiata, legata ed imbavagliata da due sconosciuti.

I militari hanno iniziato le indagini e quando hanno avviato anche le intercettazioni telefoniche, hano scoperto che madre e figlio parlavano spesso di funghi, spesso però anche senza alcun motivo apparente e fuori contesto.

Da qui l'inizio dei sospetti che ci fosse qualcosa di strano, ed in effetti si è scoperto che i due stavano progettando la morte del marito della donna, un imprenditore.

All'uomo infatti venivano somministrati dei farmaci anticoagulanti a sua insaputa ed in dosi massicce, al fine di causargli delle emorragie interne che nel tempo sarebbero potute diventare fatali.

La coppia poi ha assoldato due criminali per picchiare a sangue l'uomo, favorendo la formazione di gravi lesioni che difficilmente si sarebbero rimarginate. Uno dei due è l'altro arrestato, il colombiano che assieme al complice ha aggredito con una mazza da baseball la vittima.

Fallita l’aggressione però la coppia di omicidi non si è data per vinta ed ha continuato a mettere in atto il diabolico piano; gli uomini del NAS nell’ambito del loro quotidiano impegno sulla farmacovigilanza sono riusciti a rintracciare gli esercizi ove erano state spedite le prescrizioni mediche ripetibili nonché la persona che materialmente aveva acquistato le confezioni di farmaco “coumadin”.

Ulteriori accertamenti hanno, infatti, consentito di appurare che le prescrizioni mediche, così come i timbri dei medici apposti sulle stesse, risultavano false. Il modus operandi è risultato abbastanza chiaro: le pastiglie venivano disciolte in alcune bevande che regolarmente venivano fatte bere alla vittima, che più volte è dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso per episodi di importanti emorragie interne, fino al ricovero nel reparto di ematologia.

Qui i sanitari sono riusciti a salvarlo solo dopo aver scoperto che nel sangue aveva alte concentrazioni del farmaco, mai prescritto da alcun medico e mai assunto volontariamente dall'uomo.

Ora madre e figlio si trovano in carcere, il colombiano ai domiciliari. Il movente, a quanto pare, potrebbe essere di natura passionale.

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