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A destra l'editore Mancini

A destra l'editore Mancini

Telecentro, la storica "tv a luci rosse" che trasmetteva da Pescara

I ricordi della mitica emittente televisiva sulla bocca di tutti per film per adulti, trasmessi senza censura, dopo la fine delle trasmissioni a causa di presunti pirati telesivi

L'appuntamento era intorno all'una di notte. Un'intera generazione di adolescenti incollata davanti alla tv in attesa del segnale di fine trasmissioni. Tutti sintonizzati sul canale 26 che dalla postazione di San Silvestro trasmetteva il palinsesto di Telecentro, prima televisione locale ad usare la banda Vhf.

Quando dallo schermo spariva l'immagine, saliva l'eccitazione.

Da lì a poco iniziava un vero e proprio attacco di pirateria televisiva con la messa in onda di film a luci rosse senza censura e senza il logo dell'emittente. Tutto questo accadeva a Pescara alla fine degli anni '80.

Un "cult" che ha caratterizzato questa stazione privata, portata avanti con passione e spregiudicatezza da Antonio Mancini, appassionato di alta frequenza, capace di assemblare cavi bnc ed attrezzature rudimentali in grado di irradiare su un territorio ristretto e con una definizione piuttosto scadente a causa di disturbi ed interferenze sul ripetitore.

Ricorda Luca Teseo, uno dei pionieri della comunicazione radiotelevisiva abruzzese, che "il commutatore automatico di banda l'aveva costruito lui, utilizzando circuiti integrati, transistor, convertitori ed altri componenti riciclati. Anche i relay venivano fabbricati a mano e la cosa sorprendente è che tutto funzionava alla perfezione. Per la grafica si utilizzava il Commodore 64, un home computer di prima generazione".

Addirittura, da questa titolatrice improvvisata, apparivano scritte durante la diffusione dei film a luci rosse con dediche e messaggi anonimi. Telecentro trasmetteva anche programmi in diretta presentati dallo stesso Teseo, ma anche da Amedeo Dell'Orletta, Nico Santamicone ed un giovanissimo Guaranà nelle vesti di opinionista sportivo. Alla regia e messa in onda si alternavano Andrea Berardinelli, Carlo Pace e Daniele Forcella.

L'argomento era il Pescara, che in quel periodo centrò la storica promozione in serie A con Galeone in panchina ed il bomber Rebonato. Rubriche quali "Biancazzurro" e "Caccia al pronostico" si basavano sulle telefonate dei telespettatori al numero fisso dell'abitazione di Mancini e non venivano filtrate.

E' capitato, dunque, di imbattersi in qualche conversazione privata tra l'imbarazzo generale del conduttore. Lo studio di registrazione era la camera da letto dell'editore, smantellata di letti, armadi e comodini.

Non più di tre ospiti a puntata perchè la telecamera a tubo catodico, posta fuori al balcone, non aveva l'ampiezza necessaria per un'inquadratura totale.

L'emittente ebbe vita breve a causa anche delle continue denunce per via del palinsesto hot. Il canale passò all'attuale TV6. La tv venne dichiarata fallita nel 1994 e fu rilevata in seguito da Giovanni Guastella, proprietario di TV1 Sulmona. 

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