Cronaca

La bancaria Ornella Florio non si suicidò: fu il compagno ad inscenare tutto, parla il legale della famiglia

I genitori e le sorelle non hanno mai creduto che si fosse tolta la vita, a FoggiaToday uno dei loro avvocati ripercorre e commenta la sentenza del gup di Pescara: 4 anni e 4 mesi a Orsini per abbandono di incapace aggravato dalla morte e vilipendio di cadavere

Il suicidio di Ornella Florio, la bancaria 39enne originaria di Apricena e residente a Pescara, è stato inscenato. E' quanto stabilito dal gup del tribunale di Pescara Fabrizio Cingolani che, con sentenza del 31 maggio, ha condannato Luca Orsini, il commercialista 50enne di Pescara compagno della donna, a 4 anni e 4 mesi di reclusione per abbandono di incapace aggravato dalla morte e vilipendio di cadavere oltre che al risarcimento del danno da liquidarsi in sede civile, da liquidare al padre, la madre e le sorelle della vittima, costituitesi parti civili nel procedimento per un totale di 20mila euro a testa.

A ricostruire la vicenda è FoggiaToday. Una prima vittoria, ancora provvisoria, per amici e familiari della donna che al suicidio non hanno mai creduto. I fatti risalgono al 7 luglio 2017. Fu proprio Orsini, dopo aver passato la notte a casa della compagna, a chiamare la polizia dicendo che Ornella si era impiccata al termosifone del bagno. “Dall'analisi del solco sul collo – spiega l'avvocato Simone Moffa che insieme a Michele Di Maio cura gli interessi delle parti divili – è emerso che Ornella fu sospesa al termosifone dopo la morte e che i segni presenti erano stati impressi su tessuti non più vitali”. Una conclusione cui si è giunti, spiega ancora Moffa, a seguito della consulenza affidata dai familiari della vittima al professor Vittorio Fineschi, ordinario presso la università La Sapienza di Roma e  la dottoressa Carmina Dambra. Secondo i consulenti la donna sarebbe morta per un edema polmonare causato dalla droga e l'alcol che aveva assunto. Orsini, nonostante presente quando la donna ha manifestato i sintomi di sofferenza, l'avrebbe dunque “abbandonata” senza allertare il 118 e inscenando il suicidio. Tesi totalmente contraria a quanto sostenuto dalla consulenza della difesa che invece ha sempre parlato di suicidio.

A dare l'idea all'uomo che avrebbe dunque inscenato il suicidio, secondo il legale potrebbe essere stato il biglietto che la donna avrebbe verosimilmente scritto proprio quella sera a seguito di un litigio. Biglietto in cui annunciava la sua intenzione di uccidersi e a seguito del quale si sarebbe anche provocata una ferita superficiale ad un polso. Sarebbe dunque stato poi l'uomo, come si legge nel dispositivo del gup, a simulare “l'impiccamento suicidario di Ornella Florio, sospendendone il cadavere mediante una cintura che le serrava intorno alla gola; quindi, le praticava alcune profonde incisioni sul polso sinistro, con la lama di un coltello da cucina, accentuando le assai più modeste lesioni, al medesimo polso, che la donna, nel corso di un litigio, si era provocatoriamente auto-inferte”. Cosa che ha determinato l'accusa di vilipendio di cadavere “con l'aggravante di avere commesso il fatto al fine di procurarsi l'impunità dai reati contestati”.

Quanto scritto nel dispositivo secondo l'avvocato Moffa rende “evidente” che il gup abbia “confermato che la circostanza che Ornella, mentre era sofferente, sia stata letteralmente abbandonata a sé stessa”. Una contestazione, sottolinea, alternativa a quella dell'omicidio. I legali attendono quindi di leggere le motivazioni per capire perché il giudice abbia accolto la prima ipotesi per valutare eventuali nuove iniziative.

Aggiornamento: "In data 27/06/2024 la Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila ha assolto Luca Orsini perché il fatto non sussiste". 

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