Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca Centro

Stranieri e integrazione, storie di chi ce la fa e di chi vive nella disperazione

Lavorano nei campi, nel settore edile, o come badanti ed assistenti. Don Marco Pagniello della Caritas e la Coldiretti ci raccontano come anche a Pescara il mondo degli immigrati vive di storie belle e di storie drammatiche

I dati che emergono dal Dossier Caritas-Migrantes, presentato ieri all'Aurum di Pescara, non possono non far riflettere. In Abruzzo, al 31 dicembre 2011, c'erano circa 85mila cittadini stranieri regolari, tremila in meno rispetto al 2010, che rappresentano l'1,7% della popolazione immigrata in Italia. Gli stranieri in possesso di permesso di soggiorno nella nostra regione sono 52.078, e oltre il 60% non proviene dall'Unione Europea (dunque è extracomunitario). La distribuzione geografica vede prevalere la provincia di Teramo; tuttavia anche a Pescara c'è una folta presenza di cittadini stranieri, calcolata in diverse decina di migliaia di individui. Ma come vive nella nostra città chi proviene da Paesi lontani e spesso incontra difficoltà di inserimento?

L'abbiamo chiesto al direttore della Caritas diocesana, don Marco Pagniello: «La situazione - spiega a IlPescara.it - oggi è sicuramente in peggioramento, perché la crisi e la mancanza di occupazione si sentono per tutti. Gli immigrati, che sono “alla fine” di una certa filiera occupazionale, avvertono più degli altri il difficile momento che stiamo attraversando. Penso, ad esempio, al famoso fenomeno del "badantato": le badanti, che per anni hanno sostenuto i nostri anziani e i nostri bambini, erano tutte straniere. Adesso, invece, questo non è più un mestiere soltanto per donne immigrate, in quanto anche le italiane stanno iniziando a chiedere di poter fare tale lavoro. Un elemento che la dice lunga su tante cose».

Sempre secondo il Dossier statistico sull'immigrazione di Caritas e Migrantes, a cui ha collaborato anche la Coldiretti, emerge quanto sia importante l'apporto del lavoro straniero nel settore primario. Sono infatti 313.724 i lavoratori stranieri impegnati in agricoltura in Italia, e di questi 6.621 lavorano in Abruzzo, pari ad un lavoratore in agricoltura su tre. Per l'Abruzzo i dati sono chiari: su 19.080 lavoratori dipendenti 6.621 sono stranieri e provengono da Marocco (2.190), Romania (2.046), Albania (553) Polonia (160), India (145), Bulgaria (127) e Tunisia (43) e Slovacchia (4) a fronte di ben 172 le diverse le nazionalità censite a livello nazionale. A volte gli immigrati sono riusciti a "capitalizzare" questa situazione e a elevarsi a livello socio-economico, magari aprendo un'azienda in proprio; altre volte, invece, le cose non sono andate altrettanto bene.

«La cronaca - afferma don Pagniello - ci racconta di immigrati stranieri che oggi sono titolari di piccole aziende, quindi capaci anche di assumere, a loro volta, manodopera italiana. In tanti anni di attività, ho visto diversi esempi di questo tipo. Gli stranieri hanno approfittato di quei mestieri che noi italiani oggi svolgiamo con difficoltà e che invece sono ormai diventati pane per tutti. Dall’altra parte, però, ho assistito anche a tante esperienze di difficoltà, quando gli immigrati, specie all’inizio, arrivano sul nostro territorio e fanno fatica per trovare i documenti necessari. Così sono costretti a vivere per strada, di accattonaggio».

Sull'impiego degli stranieri nell'agricoltura abruzzese interviene la Coldiretti: «I lavoratori stranieri sono diventati decisivi per molti settori, soprattutto il settore ortofrutticolo, viticolo, olivicolo e zootecnico, perché contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola regionale e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare». Nel dossier c'è anche un altro dato importante, che riguarda l'occupazione agricola totale e non solo i lavoratori stranieri: rispetto al 2010, nel 2011 si è registrata una crescita pari al 4,29% contro una media nazionale dell'1,60%. «Segno che l'agricoltura sta ritrovando un nuovo appeal», sostengono in Coldiretti Abruzzo. «Un settore che si sta riscoprendo attraverso la valorizzazione della qualità e della distintività dei propri prodotti, suscitando segnali di attenzione e interesse anche da parte dei lavoratori».

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