rotate-mobile
Cronaca

Sfruttamento dei bengalesi, interrogazione di Gianni Melilla

Il deputato abruzzese di Sel interviene dopo che in pieno centro è scoppiata una rissa tra 6 ambulanti: "L’episodio ha fatto emergere un fenomeno che ogni tanto riesplode"

Gianni Melilla, deputato abruzzese di Sel, interviene dopo che a Pescara, in pieno centro, è scoppiata una rissa tra sei venditori ambulanti bengalesi: "L’episodio ha portato alla luce una realtà che la stessa comunità bengalese tende a oscurare, e ha fatto emergere un fenomeno che ogni tanto riesplode, come all’inizio dell’anno quando la polizia arrestò due bengalesi accusati di aver rapinato un loro connazionale sulla riviera, o come a giugno del 2012 quando i carabinieri smantellarono un’organizzazione accusata di far entrare pachistani, bengalesi e indiani in Italia aggirando la legge sull’immigrazione grazie alla complicità di imprenditori e falsi consulenti locali".

Vendono tutti la stessa merce, cover per telefonini o rose, utilizzano quasi tutti gli stessi magazzini distribuiti nelle vie più centrali della città dove hanno concentrato le loro residenze: via Piave, via Mazzini, corso Vittorio, via Ariosto. Difficile ritenere, anche secondo le forze dell’ordine, che siano tutti lavoratori autonomi. Ora Melilla ha presentato un’interrogazione al ministro dell’interno.

"Secondo la denuncia dall’associazione “On the road” – scrive Melilla – dietro questa situazione ci sono sicuramente organizzazioni camorristiche: le etnie del subcontinente indiano come Bangladesh e Pakistan che occupano fisicamente tutti gli spazi delle zone centrali della città stanno soppiantando di fatto quei venditori africani storici dell’Africa occidentale anglofona (Nigeria, Ghana, Liberia, Sierra Leone). Stando a quello che emerge dallo studio sviluppato a settembre dell’anno scorso (quando gli asiatici notati in centro furono solo 20 a fronte dei 164 ambulanti di oggi), gli operatori hanno notato in due casi una sorta di filiera etnica del commercio, che parte a livello più basso dal singolo ambulante che vende oggetti a bassissimo costo, al piccolo commerciante da bancarella, al piccolo negozio di vicinato; livelli legati dalla conoscenza diretta, da una catena distributiva unica, da un supporto logistico, e, forse, da una stessa gerarchia. Persone spesso vincolate al pagamento di debiti per essere svincolati dal legame con quella filiera".

Melilla si rivolge dunque al ministro per chiedergli “se non intenda utile approfondire questo fenomeno per capire se via siano organizzazioni criminali che gestiscano il flusso degli extracomunitari asiatici e il commercio illegale che li vede impegnati nelle zone centrali di Pescara”.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Sfruttamento dei bengalesi, interrogazione di Gianni Melilla

IlPescara è in caricamento