Gira un film su Pescara, trova nel fiume resti archeologici di epoca romana

Mentre girava il suo "Il traghettatore", in uscita a marzo, il regista Alessio Consorte ha scoperto un porticciolo di epoca romana e l'antico ponte romano della città di Ostia Aterni

Alessio Consorte

In barba a chi dice che Pescara è una città dal passato recente, la storia di Pescara non è fatta solo di D’Annunzio e Flaiano, sebbene sia stata nascosta da un’urbanizzazione discutibile e da una burocrazia che non la valorizza. L’ha toccata con mano, per caso, il videomaker e fotografo pescarese Alessio Consorte, ex modello e artista poliedrico, che alla sua città ha deciso di dedicare un film documentario indipendente “Il Traghettatore”, in uscita a marzo.

È successo così che, mentre dietro all’obiettivo filmava scorci cittadini e intervistava protagonisti della Pescara di oggi, Consorte si è imbattuto in due aree archeologiche sconosciute.

Prima ha scoperto quello che potrebbe essere un porticciolo di epoca romana o italica o, secondo alcuni storici, un’opera idraulica dell’antica fortezza di Carlo V, risalente quindi al Sedicesimo secolo. La struttura misura circa 15 metri e si trova a 4 metri di profondità nel fiume Pescara, sulla golena nord. Ad oggi, l’area non è valorizzata, né segnalata dai cartelli dedicati normalmente ai siti di importanza archeologica, e non è neppure mostrata a cittadini e turisti

Ma risulta ancora più prestigiosa la scoperta più recente fatta da Alessio Consorte, l’antico ponte romano della città di Ostia Aterni – così si chiamava in epoca romana l’attuale Pescara – a due metri e mezzo di profondità nelle acque del fiume. Era la porta di Roma verso Oriente, all’altezza dell’odierno quartiere di Porta Nuova. Consorte ha segnalato i suoi rinvenimenti alle forze dell’ordine e alla Soprintendenza, ma fino a oggi non sono stati valorizzati in nessun modo.

Qualche tempo fa, tramite l’agenzia Adnkronos, Consorte si è rivolto alla politica e alle istituzioni, chiedendo un intervento urgente: “Bisogna tirar fuori i resti del ponte e verificare tutta l’area archeologica, in modo che quei resti possano costituire la prima opera monumentale storica della città di Pescara”. Per ora, il suo appello rimane inascoltato.

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