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Sante "Natuccio" D'Aloisio

Sante "Natuccio" D'Aloisio

Morto Sante "Natuccio" D'Aloisio di Cepagatti, minatore e testimone della tragedia di Marcinelle

È stato uno degli ultimi minatori figli del vergognoso accordo “uomo-carbone” con il Belgio e testimone degli anni tragici di Marcinelle

È morto l'altro ieri, martedì 19 marzo, Sante “Natuccio” D’Aloisio, di Cepagatti.
È stato uno degli ultimi minatori figli del vergognoso accordo “uomo-carbone” con il Belgio e testimone degli anni tragici di Marcinelle.

A darne notizia è Geremia Mancini, presidente onorario dell'associazione "Ambasciatori della fame".

D'Aloisio era nato a Cepagatti il 10 maggio del 1934 e dunque avrebbe compiuto 85 anni tra poco più di un mese. Rimasto orfano, come ricorda Mancini, lui penultimo di sei figli, decise a soli 19 anni di rispondere ad un bando che offriva lavoro, come minatore, per il Belgio. Lo fece per aiutare la famiglia e per cercare un riscatto sociale. Lavorò nelle miniere del Wuttemberg e poi arrivò in quella del “Bois du Cazier” a Marcinelle. Una esperienza che gli segnò la vita. L’8 agosto del 1956 cancellò a lui, come ai tantissimi altri minatori, il sorriso della giovinezza. Tornato in Italia fu, per il resto dei suoi giorni, il "testimone" della miniera. Ricevette commosso come non mai, nel 2018, dalle mani di Nino Domenico Di Pietrantonio il riconoscimento di “Minatore del Belgio”.

«A quegli uomini», dice Mancini, «a quella incolpevole generazione mandata a morire, dobbiamo il nostro eterno “chapeau ”. I nostri minatori erano soliti rimandare a casa, indotti dalla proprietà mineraria,  una foto che cercava di dimostrare una dolce realtà: in verità era il loro “inferno”».
I funerali verranno celebrati oggi pomeriggio, giovedì 21 marzo alle ore 15 nella chiesa di “Santa Lucia” a Cepagatti.

Nella foto una delle cartoline che “Natuccio” mandò, nel 1956, dal Belgio in Italia. Attraverso il fotomontaggio cercavano di falsificare la tragica realtà. Solo qualche mese dopo sarebbe avvenuta la tragedia di Marcinelle.

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