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Cronaca Farindola

Turisti tra le rovine di Rigopiano a Pasquetta: "Non è un parco giochi, qui portate un fiore"

A Pasquetta decine di persone, anziani, famiglie con bambini sono andate "in gita" tra le macerie del resort di Farindola. Il dolore dei parenti delle vittime. Parla il portavoce del Comitato, Gianluca Tanda: "E' come se lo facessero in un cimitero"

Non si spengono le polemiche scoppiate dopo che diversi turisti del macabro hanno gironzolato tra le rovine di Rigopiano a Pasquetta: famiglie intere, anziani, bambini, intenti a passeggiare tra i resti dell'hotel, entrando e uscendo da quella che una volta era la spa della struttura. Ora sulla questione è intervenuto Gianluca Tanda, portavoce del Comitato Vittime di Rigopiano.

La rabbia dei famigliari delle vittime di Rigopiano

"Da tempo avevamo esposto il problema, l'area non era recintata correttamente, serve più controllo da parte delle forze dell'ordine", spiega Tanda a Today.it. "Noi stessi non ci siamo mai permessi di andare lì, di aggirarci tra le macerie, dove ci sono ancora non solo delle prove importanti ma anche gli effetti personali dei nostri cari". La zona è "presidiata" dai membri del Comitato. Lunedì c'era appunto Martella, che ha affrontato i turisti "sciacalli". C'è stato chi, dopo aver appreso di avere davanti il padre di una delle vittime (la 24enne Cecilia, estetista di Atri che lavorava nel centro estetico del resort), si è scusato. Qualcun altro invece ha continuato imperterrito il proprio giro, con insensibilità e tracotanza

"Se è vero che avete pianto per quelle vittime durante quei giorni terribili, come potete ora andare lì a fare una gita? Con i panini in mano, a giocare a pallone, a correre e scherzare, sul luogo dove sono morte 29 persone? E' come se lo facessero in un cimitero".

E' quanto si chiede Gianluca Tanda, che a Rigopiano ha perso il fratello Marco, morto insieme alla fidanzata Jessica Tinari. 

Un appello per il rispetto e la comprensione

Rigopiano deve essere protetto, dice Tanda, ma la gente deve poterci andare non a fare scampagnate, bensì a portare rispetto:

"Lo abbiamo sempre detto. Andate lì e portate un fiore, spiegate ai vostri figli cosa è successo, l'importanza dell'impegno per il proprio territorio. C'erano anche tanti bambini, che un giorno saranno degli adulti, magari anche rappresentanti delle istituzioni: che messaggio hanno ricevuto andando lì?".

Ora sono iniziati i lavori per una nuova recinzione, ma la sofferenza rimane

"Vederli lì sulle macerie fa male", dice Tanda. "Non è un parco giochi, è un luogo di dolore. Ora basta. Servono pene esemplari per fermare una volta per tutte questo turismo macabro".  

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