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Cronaca

Ricatti online con finte citazioni in tribunale, 16 perquisizioni in tutta Italia: coinvolta anche Pescara

L'indagine è stata condotta dalla polizia postale con le procure di Brescia e Vicenza che hanno emesso i mandati di perquisizione per una truffa riguardante delle false citazioni in giudizio e denunce recapitate ad ignari cittadini che sono caduti nella trappola dei truffatori

Anche Pescara è coinvolta nell'operazione condotta dalla polizia postale e delle comunicazioni che ha eseguito 16 decreti di perquisizione personale e domiciliare, emessi dalle procure della Repubblica di Brescia e Vicenza, per una truffa ai danni di ignari cittadini tramite email con false citazioni in giudizio riguardanti presunti reati mai commessi. Il compartimento pescarese, infatti, ha eseguito le perquisizioni come avvenuto a Milano, Torino, Trieste, Venezia e Roma.

Come riporta Vicenza Today, l'operazione è stata denominata "Kafka". Proprio come nel libro “Il processo” dello scrittore boemo, ignari utenti della rete si sono visti accusati, processati e condannati per delitti mai commessi. Infatti l’indagine trae spunto dall’invio massivo di mail estorsive, apparentemente provenienti da autorità istituzionali, contenenti una falsa citazione in tribunale per fatti afferenti alla pedopornografia.

Le email oggetto di indagine riproducevano un falso documento governativo con falsi loghi di forze di polizia e di ministeri italiani, tra i quali il ministero dell’Interno e il ministero della difesa, affiancati a quelli di ggenzie internazionali quali Europol ed Interpol. Il documento era firmato anche dal capo della polizia Lamberto Giannini, o dal comandante generale dell’arma dei carabinieri Teo Luzi, o dal direttore del servizio polizia postale pro tempore, Nunzia Ciardi e dall’attuale supplente del direttore del servizio polizia postale Ivano Gabrielli.

Erano contestati reati gravissimi commessi sul web, come molestie sessuali su minori. Il documento minaccia di inoltrare le prove ad un non meglio specificato “procuratore” ed ai media, invitando a fornire giustificazioni entro 72 ore. Il passo successivo è una richiesta di denaro per far “decadere” le accuse e l’indicazione delle coordinate bancarie verso le quali corrispondere le somme estorte. Questo genere di truffe colpisce in particolare Francia, Austria, Spagna, Belgio e Italia. Ora la polizia postale eseguirà tutti gli accertamenti del caso sul materiale informatico oggetto di perquisizione, al fine di delineare le responsabilità dei soggetti indagati nell’attività delittuosa e la rete dei contatti coinvolti nell’invio delle mail estorsive con particolare attenzione ai collegamenti con l’estero.

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