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Cronaca

Dalla montagna al mare: l'invasione delle penne nere del 1989 a Pescara

La 62° Adunata Nazionale degli Alpini è considerato ancora oggi il più grande avvenimento di sempre tenutosi a Pescara. Una coinvolgente festa collettiva tra canti, celebrazioni e bicchieri di vino e grappa

Erano dislocati ovunque. In spiaggia, nella pineta dannunziana, nel piazzale dell'antistadio, fino ad occupare con i loro accampamenti ogni angolo della città. Provate ad immaginare com'era diventata Pescara in quelle miti giornate di maggio del 1989. Un immenso camping mescolato in un contesto urbano, con le tende ad occupare il suolo pubblico e gruppi di penne nere che sovrastavano la popolazione residente. Oltre 300.000 alpini, provenienti da tutta Italia, invasero pacificamente la tranquilla località balneare. Non era mai successo che una formazione così imponente di truppe da montagna, appartenenti all'Esercito Italiano, prendesse parte ad un raduno nazionale in misura così massiccia. Per ospitare al meglio l'evento, il Gruppo Alpini Pescara si mobilitò un anno prima dando vita ad una raccolta fondi, resa possibile grazie al coinvolgimento degli imprenditori locali. Vennero acquistate circa 20.000 bandiere tricolori distribuite alla cittadinanza e sventolate durante la parata. I volontari del S.O.N., Servizio d'Ordine Nazionale, ebbero il compito di vigilare e prevenire eventuali incidenti di percorso. Per l'occasione venne incrementata la rete ferroviaria di collegamento con le città del nord. Alla stazione di Pescara convogliarono diversi treni speciali provenienti dal Piemonte e dal Trentino.

Gli alpini da tutta Italia

Le adesioni maggiori arrivarono da Bergamo con più di 27.000 presenze. Il Comitato Organizzativo Adunata si interessò dell'aspetto logistico ed organizzativo, di concerto con l'amministrazione comunale presieduta  dall'allora Sindaco di Pescara Michele De Martis. Installate centinaia di cabine telefoniche e bagni chimici, con punti ristoro sparsi nelle zone di maggiore affollamento. Il percorso disegnato per la marcia degli alpini partiva dallo stadio proseguendo lungo viale Marconi e corso Vittorio Emanuele, per poi deviare verso il lungomare e terminare in piazza Primo Maggio dove venne allestita una tribuna d'onore. Tra le autorità presenti, il Ministro per il Mezzogiorno, Remo Gaspari e il Ministro della Difesa, Valerio Zanone, accompagnato dai Capi di Stato Maggiore dell'Esercito, Mario Porta e Ciro Di Martino. La sfilata durò otto ore, con file da dodici a formare un serpentone lungo diversi chilometri.

Adunata Alpini Pescara 1989

Gli abruzzesi

L'adunata si chiuse con il gruppo abruzzese, con in testa il presidente Carlo Frutti e i due infaticabili capogruppo Ettore Grande e Valerio Cieri. Fu una ghiotta occasione anche per il settore del commercio, con la vendita di numerosi gadget e gli alberghi e i ristoranti che fecero registrare il tutto esaurito.

Giovanni D'Onofrio, alpino di lungo corso, rammenta alcuni episodi divertenti:

"Passammo quelle giornate ad intonare i canti della tradizione e a bere vino e grappa. I pescaresi si unirono a noi piacevolmente, tra un brindisi e una grigliata. Gli amici di Torino scoprirono la bontà dei nostri arrosticini a tal punto da invitare la sezione di Orsogna all'adunata nazionale che si tenne sotto la Mole nel 2011, a patto che venissero con un'ampia scorta di spiedini di pecora nostrana". Ma non furono apprezzate solo le "rustelle"

Una vetrina unica per la nostra Regione

Le penne nere delle Dolomiti scoprirono anche la bontà del Montepulciano d'Abruzzo e il gusto forte e intenso della Genziana. Non a caso, l'azienda Enrico Toro venne scelta come sponsor principale e la cantina Tollo imbottigliò il prezioso nettare rosso con una speciale etichetta commemorativa.

IL VIDEO DELLA SFILATA DEGLI ALPINI

Nacquero amicizie consolidate nel tempo fra alpini di diverse regioni e molti ricevettero come souvenir, da alcune casalinghe di Lama dei Peligni, delle borse realizzate a mano con il tombolo.

"Scoppiò anche la scintilla dell'amore e un componente della brigata di Bassano del Grappa, tale Ernesto Campesan, si invaghì di una bella ragazza pescarese, discendente del Vate. I due si sposarono pochi anni dopo"

Prima di lasciare Pescara, gli alpini si preoccuparono di ripulire la città e risistemare le aiuole e i parchi pubblici, lasciando in dono anche la consistente cifra di 150 milioni di lire da destinare ad iniziative filantropiche. 
 

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