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Prostituzione, condanne ridotte per la banda delle minorenni

Sono stati condannati complessivamente a 18 anni di reclusione i tre criminali di una banda di nazionalità albanese che sfruttava ragazze anche minorenni obbligandole a prostituirsi tra Silvi e Città Sant'Angelo. Respinta l'accusa di schiavitù

Sono stati condannati complessivamente a 18 anni di carcere i tre criminali di nazionalità albanese, appartenenti ad una banda che sfruttava ragazze romene, spesso minorenni, obbligandole a prostituirsi lungo le strade di Silvi e Città Sant'Angelo.

La banda era stata sgominata dai carabinieri di Giulianova, che, dopo una lunga indagine fatta anche di intercettazioni ed interrogatori alle ragazze, aveva arrestato i tre componenti, tra cui una donna. Gli arrestati, in tutto, furono sei.

Dopo ben tre ore di camera di consiglio, è arrivata la sentenza da parte della Corte d'Assise di Teramo, che ha respinto l'accusa, chiesta dal Pm, di riduzione in schiavitù, che avrebbe fatto scattare pene molto superiori.

Invece, le condanne sono state nettamente inferiori rispetto alle aspettative dell'accusa, che, in oltre due ore di requisitoria, aveva mostrato come, tramite dichiarazioni delle vittime ed alcune intercettazioni telefoniche, la banda avesse messo su un vero e proprio business basato sull'inganno.

Le ragazze, come detto anche minorenni, venivano condotte in Italia ed in Abruzzo con la promessa di un lavoro come badante o cameriera, ma successivamente venivano obbligate a prostituirsi in strada, tra Silvi e Città Sant'Angelo. Minaccie e continui maltrattamenti sembra fossero all'ordine del giorno, ma i giudici non hanno ritenuto valida l'accusa di schiavitù.





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