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Martedì, 29 Novembre 2022
Cronaca

Processo di Rigopiano, il pm Papalia: "Il fallimento di un intero sistema: dell'assenza della Carta valanghe si deve rispondere penalmente"

Così il pubblico ministero sulle responsabilità della Regione nella seconda parte della requisitoria dell'accusa iniziata dalla collega Anna Benigni che, nel proseguo del suo intervento, ha spiegato le ragioni per cui a processo oggi ci sono anche il Comune di Fardindola e la Provincia

“È il fallimento di un intero sistema: l'omessa pianificazione territoriale di una legge del 1992. La Carta valanghe era un compito che spettava ai dirigenti della Regione Abruzzo, e quell'idea tempestiva e lungimirante è rimasta una buona intenzione senza risultati. Si è trattato di un ritardo inaccettabile”. Queste le parole riportate dall'agenzia Agi, pronunciate dal pubblico ministero Andrea Papalia nel corso della seconda parte della requisitoria del processo di Rigopiano. Una tragedia che si portò via 29 vite. “Da questo ritardo - ha aggiunto Papalia - si deve partire, perchè di questa responsabilità si deve rispondere penalmente”.

Parole quelle del pm che guardano dritte alla responsabilità della Regione e di parte dei 30 imputati nel procedimento (29 persone fisiche e una società). Prima del suo il lungo intervento della collega Anna Benigni che dopo aver ricordato le vittime e parlato di “malgoverno degli enti” coinvolti nel procedimento ha in particolare fatto riferimento al Comune di Farindola e alla Provincia di Pescara. Per la Benigni, il sindaco e gli imputati del Comune, si legge sempre sull'Agi, “non hanno posto in essere quelle condotte che avrebbero evitato la realizzazione dell'Hotel e comunque il contenimento della valanga attraverso adeguati strumenti”. Secondo la pm, se “si fossero attivati strumenti di contenimento”, e “in extrema ratio la chiusura dell'hotel, il disastro non si sarebbero verificato”, è tornata a ribadire dopo quanto già dichiarato stamattina. Agli imputati contesta a vario titolo il fatto di “non aver attivato la commissione valanghe, nonostante l'allerta meteo, di non aver adottato l'ordinanza di sgombero dell'hotel e di non aver segnalato l'isolamento”.

Al sindaco ha poi contestato il “non aver impedito che altri clienti raggiungessero l'hotel”. Per quanto riguarda la Provincia la sua responsabilità, ha detto ancora Benigni, è di “non aver monitorato la strada provinciale 8, così consentendo un accumulo di neve. Se la strada fosse stata sgombra dalla neve gli ospiti dell'hotel avrebbero sicuramente lasciato la struttura almeno subito dopo la prima scossa di terremoto”. Benigni ha poi stigmatizzato il fatto "”i non aver chiuso la strada provinciale 8, nonostante la consapevolezza che la turbina non era operativa e che quella struttura non aveva altre vie di fuga”. Se fossa stata chiuso, ha aggiunto, il sindaco avrebbe potuto fare un provvedimento di sgombero dell'hotel. Infine il pubblico ministero ha evidenziato che le condizioni della strada erano di competenza della Provincia.

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