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Pescara ai vertici nazionali delle classifiche sulle estorsioni

Davide Ferrone dell'Associazione Antimafie Rita Atria: "Davvero possiamo pensare che vi sia un tale numero di liti private o incuranza tale da giustificare i tanti episodi verificati?"

E’ balzata come un fulmine a ciel sereno la notizia della relazione D.I.A. nazionale sull’infiltrazione delle mafie in Abruzzo, specificando come, nella ricostruzione a L’Aquila e nel litorale adriatico, Camorra e Ndrangheta siano ormai presenti in pianta stabile. Nel 2013 sono stati riconosciuti 56 reati di estorsione, e i dati del ministero vedevano la provincia di Pescara all’11esimo posto in Italia in rapporto agli abitanti, 17,37 ogni 100mila (Napoli, un gradino sopra, è 17,81 su 100mila).

La città di Pescara si colloca quindi sopra a Reggio Calabria, Cosenza, Ragusa, Enna, Sassari e Agrigento, mentre i dati del Ministero relativi al 2014 indicano proprio Pescara, insieme a Foggia e Siracusa, al vertice della classifica nazionale relativa alle estorsioni. E' ancora un primo parziale elenco, ma comunque significativo. Sotto la lente d'ingrandimento finiscono soprattutto gli incendi, che dal 2009 a oggi sono stati oltre 70.

"Gli episodi, seppur non divenuti cronaca quotidiana nelle discussioni degli abruzzesi e dei media locali (salvo altri episodi più da collegare al teppismo e vandalismo), rappresentano campanelli d’allarme tangibile, laddove anche la relazione dell’antimafia rileva un accordo tra criminalità locale e grandi strutture nazionali - afferma Davide Ferrone dell'Associazione Antimafie Rita Atria - Un allarme che nel tempo, al di là delle inchieste giudiziarie, si è manifestato con inquietanti episodi non sempre giustificabili con tentativi di truffe assicurative o microcriminalità. Sono fatti localizzati nei quartieri cittadini di Rancitelli e Fontanelle o in quartieri ritenuti più tranquilli che dovrebbero far riflettere, nei quali le indagini rilevano che non vi sono neanche moventi legati a possibili frodi assicurative ma il ritrovamento di inneschi e taniche di benzina lasciano pochi dubbi sull’origine dolosa. Inoltre, la forza è nei numeri, davvero possiamo pensare che vi sia un tale numero di liti private o incuranza tale da giustificare statistiche nazionali e i tanti episodi verificati?".

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