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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Cronaca Montesilvano

Pescara, traffico e spaccio di droga: 29 arresti, sgominata organizzazione internazionale

Un'organizzazione criminale solida, internazionale, spregiudicata con sfumature anche nel modo dell'occulto e del voodoo quella sgominata dalla Guardia di Finanza. Un giro d'affari di stupefacenti da milioni di euro annui

Oltre 40 kg di stupefacenti a settimana piazzati sul mercato pescarese ed abruzzese, un'organizzazione complessa, solida e gerarchica simile a quella militare. Ed ancora corrieri che arrivavano per le consegne dall'Africa, dal Belgio e dai Balcani, oltre a "consulenze" spiritiche e riti vodoo.

Quella sgominata dalla Guardia di Finanza di Pescara con l'operazione "Ariosto 2013" era una delle bande di trafficanti e spacciatori più attiva e forse più imponente della costa abruzzese. In 29 sono finiti in manette, tutti stranieri fra senegalesi, magrebini ed albanesi. L'accusa è quella di aver fondato una vera e propria "holding", con capi, referenti e corrieri. Una rete per l'approvigionamento della droga che fondava la sua esistenza su due canali distinti: per le droghe pesanti come cocaina ed eroina, tutto partiva da alcuni villaggi del Senegal, dove intere famiglie vivevano grazie allo stoccaggio di droga, che poi arrivava in Belgio e a Bruxelles dove una serie di corrieri senegalesi tramite il sistema degli ovuli ingeriti, li faceva arrivare fino a Pescara. Per le droghe leggere come marijuana ed hashish, invece il sodalizio poteva vantare un accordo "commerciale" con i trafficanti albanesi e macedoni, che facevano arrivare la droga a Pescara tramite mare o in alcuni casi anche in aereo o autobus. Una delle città di riferimento era Torino, da dove spesso i corrieri partivano con i pullman o i treni verso l'Abruzzo.

L'indagine è partita dall'arresto nel 2013 in via Ariosto a Montesilvano (il cosiddetto "ghetto" africano per la presenza quasi esclusiva di cittadini extracomunitari") di un piccolo spacciatore. Nel suo telefonino sono stati trovati tantissimi contatti ed sms che hanno permesso di avviare l'attivià investigativa, che ha sfruttato anche le intercettazioni telefoniche con 78 numeri sotto controllo e decine di migliaia di ore di ascolto.

Telefonate spesso difficili da comprendere non solo per la lingua, ma anche per il linguaggio in codice utilizzato. A capo dell'organizzazione Mbaye Abdou, senegalese di 38 anni residenti a Montesilvano che teneva le fila finanziarie e logistiche dell'ingente traffico di stupefacenti, che muoveva un giro d'affari di milioni di euro l'anno.

L'uomo fra l'altro non è mai stato sorpreso in possesso di droga, in quanto era al vertice dell'organizzazione e non si "sporcava le mani" spacciando piccoli o medi quantitativi di stupefacente.

Dalle intercettazioni inoltre sono emersi anche aspetti esoterici attorno all'organizzazione: i capi infatti spesso chiedevano consulenze spiritiche ad uno sciamano che pratica riti voodoo. Consigli su quando e come concludere trattative, ma anche richieste di riti e maledizioni a carico degli inquirenti e dei finanzieri che li hanno braccati.

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