Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Pescara: tentato omicidio di una prostituta, arrestato cugino dei Ciarelli

Un 28enne originario del Molise, Pasquale Di Giovanni, stalliere e cugino dei Ciarelli arrestati per l'omicidio Rigante, è finito in manette per il tentato omicidio di una prostituta nigeriana avvenuto lo scorso 25 aprile

Ha caricato una prostituta nigeriana in auto a Montesilvano, indossando subito dei guanti di lattice. L'ha poi condotta in una zona isolata di Colle San Donato, dove l'ha fatta scendere dicendo di volerla rapinare, per poi spararle un colpo in faccia.

Protagonista della vicenda Pasquale Di Giovanni, 28enne originario di Petacciato ma residente a Congiunti, stalliere dei cavalli di proprietà della famiglia Ciarelli, cugino di secondo grado di Massimo e cugino di primo grado dei fratelli arrestati nei giorni scorsi accusati di aver partecipato alla spedizione punitiva contro Rigante.

Il giovane, che vive una situazione personale particolarmente delicata (problemi in famiglia con la madre, separato ed ex alcolista), è stato riconosciuto dalla vittima grazie ad un confronto "all'americana", partito dall'intuizione di un ispettore della Sezione Omicidi della Squadra Mobile.

L'ispettore infatti ha visto per caso Di Giovanni che si trovava in Questura per essere fotosegnalato nell'ambito dell'omicidio Rigante (per il quale non è ancora indagato), e proprio ricordando alcune caratteristiche e segni particolari riferiti dalla nigeriana (delle cicatrici alle mani per un tic nervoso e dei bracciali), ha deciso di far vedere la foto dell'uomo alla vittima, che lo ha subito riconosciuto confermando il tutto durante il riconoscimento dal vivo.

La donna si era salvata per miracolo: il colpo è stato deviato da una sua falange finendo alla base del cranio. Se avesse raggiunto il cervello, per lei non ci sarebbe stato scampo. E non solo: Di Giovanni, secondo quanto riferito dalla ragazza, ha anche tentato di esplodere altri colpi, senza però riuscirci in quanto la pistola si è inceppata.

La ragazza prima di essere colpita ha anche gridato "Gesù aiutami", ma l'uomo non ha avuto comunque pietà. Secondo la Squadra Mobile, diretta dal dott. Muriana, l'ipotesi di un tentativo di rapina in realtà appare dubbia, in quanto l'uomo avrebbe potuto rapinarla in un posto molto più vicino alla riviera di Montesilvano. Inspiegabile anche il fatto che ha subito indossato i guanti, lasciando intendere che forse il delitto era premeditato.

La nigeriana, ferita e completamente nuda, è riuscita poi a chiedere aiuto ai residenti della zona.

Il proiettile esploso appartiene ad una calibro 38, lo stesso tipo di arma utilizzata durante l'omicidio Rigante. Inoltre, lo ricordiamo, durante la spedizione punitiva, hanno riferito i testimoni, le pistole erano almeno due. Gli inquirenti sospettano infatti che il Di Giovanni possa essere uno degli altri uomini presenti al momento dell'omicidio dell'ultras pescarese, ma solo le analisi della Polizia Scientifica potranno stabilire se il proiettile che ha raggiunto Ciarelli (l'arma non è mai stata ritrovata) è stato sparato dalla stessa pistola che ha colpito la nigeriana.ù

L'arrestato è accusato di tentato omicidio premeditato, rapina aggravata e porto abusivo di armi.

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