Cronaca

Pescara, un anno senza "La vipera": la città rimasta orfana delle sue battute

Ad un anno dalla scomparsa la città ricorda ancora Enzo La Vipera ed il suo essere sempre fuori dagli schemi, a partire dall'ironia sulla sua omosessualità

Passeggiare per le vie del centro cittadino è diventato desolante. Negozi chiusi, locali sfitti, mendicanti che con le loro coperte di cartone trovano rifugio negli androni di un palazzo signorile o sotto i portici di piazza Salotto. Nessuno sorride più. Quei pochi che a passo svelto e frenetico si incamminano tra il corso principale e la zona pedonale, non trasmettono un'aria piacevole, distensiva e goliardica come quella che si respirava nella Pescara che fu.

Defunti i personaggi bizzarri e caratteristici, la città ha smarrito la sua identità, riconducibile fino a qualche anno fa a quelle simpatiche macchiette che hanno lasciato un segno ben marcato della loro pescaresità. Enzo era fra questi. Sapeva farsi amare e rispettare da tutti perchè questi due valori, del rispetto e dell'amore incondizionato, sono stati alla base della sua esistenza terrena. A circa un anno dalla sua dipartita si continua a ricordarlo attraverso racconti, storielle e aneddoti che hanno caratterizzato quel periodo così pieno di vitalità e sano protagonismo. Il suo essere "cuscì", come lui stesso amava sottolineare, lo aveva reso popolare e grazie alle sue qualità umane e ad una spiccata intelligenza, ha saputo infliggere delle regole di buon senso civico che condannavano qualsiasi forma discriminante e provocatoria.

Nessuno ha mai provato fastidio nell'ascoltare le sue battute a doppio senso, a volte anche scurrili, in riferimento ai suoi gusti sessuali. Faceva dell'autoironia manifestando la sua omosessualità con la leggerezza di chi è consapevole di essere  considerato un "diverso".

E' MORTO ENZO "LA VIPERA"

Una delle sue più celebri tormentoni fa ormai parte del linguaggio comune, inteso come espressione folkloristica. Quel paragone fra il sole e il "creapopolo", definizione tutta viperiana dell'attributo maschile, rientra ormai nel corollario dei più irriverenti ed ignoranti dei proverbi, ma fa ridere e nella sua cruda verità fa anche riflettere.

Che dire poi delle allusioni maliziose proferite da Enzo davanti al bar Excelsior? Alla domanda se quel cane al giunzaglio potesse mordere o meno, la Vipera si rivolse sempre al padrone che lo teneva al guinzaglio chiedendo se, almeno lui, fosse in grado di azzannarlo, quasi cercando un approccio così violento e maschio da quel mastodontico e virile ragazzo che portava a spasso un minuscolo yorkshire. Ivo, il fruttivendolo di via Regina Elena, ancora sorride al pensiero di quella singolare richiesta: "Mbè, incartami tre banane, ca ddu me le magn".

Ad un pub di Chieti scalo il suo show improvvisato viene ancora ricordato da tutti come una delle più esilaranti serate vissute in sua compagnia, tra mano morte ed una gestualità molto "frufrù". C'è poi chi non dimentica le sue tante buone azioni quotidiane, quando accudiva gli infermi negli ospedali o faceva assistenza domiciliare a Rancitelli. E c'è ancora chi se lo immagina mentre canta in modo estroso il ritornello di Cristiano Malgioglio. A noi piace ricordarlo "cuscì".

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