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Pescara: sgominate dalla Polizia due bande di sfruttatori romeni

La Squadra Mobile ha sgominato due bande di romeni che operavano sul territorio pescarese per quanto riguarda lo sfruttamento della prostituzione. Le ragazze venivano violentate, picchiate e minacciate

Due bande distinte che controllavano una grossa fetta del mercato della prostituzione stradale nel pescarese. Due nuclei criminali composti da cinque persone, tutte di nazionalità romena, sottoposte a fermo di polizia giudiziaria dalla Squadra Mobile di Pescara.

Duro colpo, dunque, della Polizia di Pescara allo sfruttamento della prostituzione, che ha sgominato dopo una serie di indagini condotte dalla Squadra Mobile in collaborazione con la Squadra Volanti i due gruppi che obbligavano ragazze, anch'esse romene, fra i 20 e 30 anni, a prostituirsi in strada, incassando parte dei loro guadagni.

I cinque romeni, pur appartenendo a due bande diverse, erano in contatto fra loro, come hanno dimostrato le numerose telefonate intercettate durante le indagini degli uomini della Mobile, coordinati dal dott. Muriana. Ogni banda aveva la sua zona: dalla stazione, al lungomare nord, ai confini con Montesilvano, erano in tutto almeno nove le ragazze che ogni sera scendevano in strada per vendere il proprio corpo.

La prima banda era composta da due persone, padre e figlio, Holban Ioan e Holban Alexandru, che controllava due ragazze di 20 anni che lavoravano nei pressi della stazione, la seconda da tre persone, Ciurariu Nelu, Andrei Claudiu Lucian, Costache Florian, che invece controllavano almeno sette ragazze nella zona della riviera nord.

Grazie però al coraggio di una delle ragazze che aveva deciso di scappare e liberarsi dalle continue violenze fisiche, psicologiche ed anche sessuali, la Polizia è riuscita a ricostruire l'intera rete dell'organizzazione ed acquisire, anche grazie a pedinamenti ed osservazioni sul territorio, elementi utili per arrivare al fermo degli arrestati.

La ragazza ha raccontato di essere arrivata in Italia con la falsa promessa di un lavoro onesto: in realtà i due Holban hanno abusato di lei sessualmente, l'hanno minacciata e picchiata constringendola a lavorare. Le ragazze erano considerate dei veri e propri oggetti, tanto da chiamarle "bagagli", aggiunge il dott. Muriana citando il termine usato dai criminali nelle telefonate intercettate. Holban Ioan, ha raccontato la ragazza, ha addirittura rimproverato il figlio di aver abusato della ragazza, solo per il fatto che, essendo malato, poteva contagiare la giovane che non avrebbe poi più potuto lavorare. Racconti che dunque lasciano emergere una situazione di estrema crudeltà.

L'abbandono dell'organizzazione da parte della ragazza non era stato ben accolto dagli sfruttatori, che temevano una sua fuga o il fatto che si fosse rivolta alle Forze dell'Ordine, e per quello stavano pianificando una vendetta crudele, arrivando a sequestrarla per poi sfregiarla in viso.

Anche altre due ragazze, "protette" dall'altra banda, hanno collaborato con gli inquirenti. Una di loro, incinta, ha raccontato che i suoi aguzzini la costringevano a lavorare anche durante la gravidanza. Inoltre, gli uomini conservavano le multe ricevute dalle ragazze per aver violato l'ordinanza comunale sulla prostituzione, minacciando di spedirle in Romania dove il Tribunale avrebbe potuto togliere loro la custodia dei figli rimasti in patria.

Durante le perquisizioni a margine dei fermi, gli agenti della Mobile hanno anche rinvenuto una vera e propria agenda dove erano segnati i vari incassi giornalieri delle ragazze, che per una prestazione si facevano pagare dai 30 ai 60 euro, e potevano anche contare su una casa a Montesilvano dove in alcuni casi portavano i clienti. Ogni prostituta doveva dare almeno 50 euro a sera alla banda.

Il dott. Muriana ha sottolineato anche l'importanza dei controlli e delle segnalazioni fatte dalle Volanti, che ogni giorno sono impegnate sul territorio per contrastare il fenomeno della prostituzione stradale.

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