Cronaca

Pescara, prostituzione: 27 arresti nell'operazione Scoiattolo

Duro colpo al racket dello sfruttamento della prostituzione stradale a Pescara. La Squadra Mobile, con l'operazione "Scoiattolo", ha sgominato alcune bande criminali composte da romeni e italiani. 27 gli arresti

Duro colpo al racket della prostituzione stradale a Pescara.

La Squadra Mobile, diretta dal dott. Muriana, ha infatti sgominato una rete di bande criminali, composte da cittadini romeni e italiani, che sfruttava ragazze obbligandole a prostituirsi lungo le strade cittadine, minacciandole ed esigendo addirittura delle vere e proprie tasse nelle zone da loro controllate.

Un sistema complesso che prevedeva una sorta di accordo fra le varie bande criminali, con la spartizione e divisione della città in tre aree, dove ogni banda comandava ed aveva il controllo totale dell'attività di prostituzione. Un controllo che non si limitava solo allo sfruttamento ed al monitoraggio delle ragazze gestite dalla banda, ma anche alla riscossione di soldi per quelle prostitute esterne, controllate da altre persone, che volevano lavorare in quella zona.

Ventisette in tutto le ordinanze di custodia cautelare firmate dal Gip di Pescara De Ninis, una delle quali a carico di un romeno minorenne.

L'indagine è partita l'estate scorsa, quando in Questura si è presentata una ragazza romena, prostituta, che denunciava la scomparsa di una sua amica, anch'essa una lucciola, che da qualche giorno era diventata irreperibile, dopo che era salita sull'auto di un cliente. Inizialmente, dunque, si pensava ad un possibile rapimento, ma poi gli inquirenti hanno scoperto che si trattava di una messa in scena. In realtà, infatti, la prostituta che era andata in Questura (che fa parte delle persone arrestate oggi), era la sfruttatrice della ragazza scomparsa, che era stata aiutata da un cliente a sfuggire ai suoi aguzzini, riuscendo a fuggire a Roma. La Polizia è così riuscita a venire in contatto con la ragazza, madre di cinque  figli, tanto da incontrarla in una circostanza a Roma, nell'Ambasciata della Romania.

Da lì sono partite le indagini, che hanno permesso di scoprire, grazie ad un lungo lavoro investigativo fatto di pedinamenti, controlli incrociati ed intercettazione telefonica, non solo la composizione delle singole bande, ma anche il sodalizio criminale che le legava. Eventuali liti e contrasti fra gang, infatti, avrebbe messo a rischio l'intero sistema e gli enormi guadagni ( si parla di 400 euro a notte per ogni ragazza, considerando che erano decine le giovani donne sfruttate).

Nelle bande ogni soggetto aveva compiti diversi: c'era chi si occupava di reclutare con l'inganno le ragazze in Romania, proponendo loro un falso lavoro onesto, mentre una volta nel nostro Paese erano obbligate a prostituirsi e minacciate.

Altri si occupavano di sorvegliare le ragazze in strada, altri ancora fornivano ogni genere di"assistenza": dai preservativi, al cibo e bevande, fino ai consigli sull'abbigliamento da tenere per attirare i "treni", nome in codice con cui chiamavano i clienti. C'era, infine, chi aveva la funzione di "controllore" della zona. Se una prostituta esterna alla banda voleva lavorare lì, doveva pagare una tassa di 50 euro a sera a prescindere dal guadagno. In caso contrario, partivano immediatamente le minacce ed addirittura progetti di sequestro della ragazza stessa.

Alcune ragazze erano dei veri e propri "caporali": oltre a prostituirsi loro stesse, istruivano le nuove leve appena arrivate, davano loro consigli e le controllavano, ricevendo ovviamente un compenso.

Tre le aree in cui era stata divisa la città: la zona della stazione, la zona del Porto Turistico e la zona di via della Bonifica. Qui gli "scoiattoli" (nome in codice delle ragazza) dovevano seguire alla lettera le indicazioni della banda, rispettando le regole da loro stabilite.

Uno degli italiani, Colalè Michele, nato a Pescara ma residente a Francavilla, era al vertice dell'organizzazione. Lui stesso aveva stretti rapporti in Romania dove si recava spesso.

Dei 27 mandati di custodia cautelare, alcuni non sono stati ancora eseguiti materialmente a causa della facilità con cui i soggetti romeni tendono a spostarsi in Italia ed Europa. Per questo, sta collaborando anche l'Interpol.

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