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Cronaca

Morte Bruno Pace: il ricordo di un grande uomo di calcio

Aveva 74 anni. Una vita nel calcio, prima da calciatore e poi da allenatore. Negli ultimi anni frequentava i salotti sportivi delle tv locali come opinionista. I funerali si terranno venerdì 9 alle ore 15 presso la basilica di San Cetteo

Oggi Pescara è una città triste e vuota. No, il maltempo ed il freddo pungente non c'entrano nulla. Se n'è andato in cielo uno dei suoi figli migliori. Bruno Pace, amato e benvoluto dai suoi concittadini, è morto ieri sera al reparto di Rianimazione dell'ospedale civile in seguito ad una complicazione polmonare causata dai postumi di un infarto. Aveva 74 anni. Una vita nel calcio, prima come calciatore e poi da allenatore. Negli ultimi anni frequentava i salotti sportivi delle tv locali come opinionista.

I funerali si terranno venerdì 9 alle ore 15 presso la basilica di San Cetteo. Squisito compagno di mille avventure, fantastico oratore dotato di sottile ironia e sarcasmo, inesauribile testimone di aneddoti divertenti e scanzonati, vissuti sui campi di calcio, in panchina e negli spogliatoi. Sapeva strappare una risata anche al più burbero dei commensali durante le numerose tavolate con gli amici radunati a tavola, senza alcun cenno polemico o malelingue. Un signore come pochi, umile e gentile.

Lo ricordano con infinito affetto anche a Bologna, Catanzaro, Pisa, Palermo, Ancona, Chieti e San Benedetto del Tronto, tanto per citare alcune pietre miliari della sua folgorante carriera. Da atleta è stato un ottimo esterno di fascia, dal carattere un po' bizzarro. Ha collezionato anche diverse presenze in competizioni internazionali europee, vincendo una Coppa Italia con la maglia del Bologna nel 1970. Come tecnico ha avuto il merito di firmare le pagine più gloriose della storia calcistica del Catanzaro, arrivando a raggiungere il settimo posto in serie A e ottenendo buoni risultati anche ad Avellino.

Con i fratelli ha gestito per tanti anni il centro sportivo Poggio degli Ulivi. Appassionato di biliardo, amava girare per le vie del centro e stare a contatto con la sua gente. Un altro grande pescarese che se ne va, lasciando però un segno indelebile del suo passaggio in questa vita terrena.
 

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