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Pescara, furti e riciclaggio di rame: sgominata banda criminale, 15 arresti

Un'organizzazione criminale composta da cinque "bande" operative di cittadini romeni che facevano razzia di rame fra l'Abruzzo, le Marche e la Puglia, e da italiani che si occupavano della polverizzazione e rivendita illecita

Un'organizzazione criminale solida, capace di gestire tonnellate di rame rubato al mese, per un giro d'affari milionario. In manette sono finite 15 persone, fra cittadini romeni ed italiani, nell'ambito dell'operazione "Red Coffee" condotta dai carabinieri di Pescara che ha permesso di sgominare l'intera filiera che partiva dai furti fino al deposito del rame rubato e la successiva lavorazione per consentirne la rivendita illecita sul mercato tramite due aziende di smaltimento rifuti.

A capo dell'organizzazione Salvatore Giuseppe, classe 1975, che gestiva l'intera filiera e soprattutto le cinque "bande" di ladri romeni che agivano sul territorio rubando rame da abitazioni private, aziende ed addirittura da infrastrutture pubbliche come nel caso degli impianti dell'Enel, tracciati ferroviari e canaline di scolo nei cimiteri.

L'operazione è partita quando nel mese di febbraio 2015 è stato sequestrato un camion contenente rame rubato guidato da un cittadino romeno. I carabinieri hanno infatti scoperto che non si trattava di un singolo ladro isolato, ma di un componente di una rete ben più organizzata, che gestiva tonnellate di materiale rubato.

Il modus operandi era relativamente semplice: una volta che le bande mettevano a segno i furti, avvisavano Salvatore Giuseppe tramite una telefonata in cui gli si chiedeva di "andare a prendere un caffè". In realtà era un messaggio in codice per annunciare che un colpo era andato a buon fine e quindi occorreva aprire il deposito (che si trovava in provincia di Chieti) dove stoccare la refurtiva. Qualche giorno dopo, arrivava una nuova telefonata riguardante un caffè da prendere in un bar o locale della zona, durante il quale avveniva il pagamento alla banda per il materiale accumulato.

IL VIDEO DEGLI ARRESTI

Cinque gruppi di ladri, indipendenti, che venivano gestiti dagli arrestati italiani che si occupavano poi, tramite un processo di lavorazione anche abbastanza complesso, di "polverizzare" il rame che di fatto diventata non più rintracciabile ma poteva facilmente essere venduto illegalmente su mercato, con la complicità di due aziende di smaltimento di rifiuti.

I carabinieri per mesi hanno seguito gli spostamenti dei ladri, con diversi arresti in flagranza che avevano praticamente azzerato i furti di rame nella zona durante l'estate. Salvatore fra l'altro spronava i ladri a compiere i furti, promettendo provvigioni più alte vista la mancanza di offerta causata dagli arresti. Trenta le tonnellate di rame sequestrate dai carabinieri nei capannoni individuati nel chietino, fra rame già polverizzato e cavi ancora da trattare.

Il comandante provinciale Colonnello Piccinelli, assieme al Comandante della Compagnia di Pescara Scarponi, ha sottolineato come siano stati accertati decine di furti, ma probabilmente la banda ne ha messi a segno molti altri negli ultimi 12/ 15 mesi.

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