Cronaca

Pescara, 6 arresti per schiavitù e prostituzione: in manette banda di nigeriani

Promettevano un futuro ed un lavoro regolare in Italia, ma in realtà le portavano nel nostro Paese e nel pescarese per obbligare a prostituirsi, minacciandole, picchiandole e sottoponendole a riti voodooo

Promettevano un futuro ed un lavoro regolare in Italia, ma in realtà le portavano nel nostro Paese e nel pescarese per obbligare a prostituirsi, minacciandole, picchiandole sottoponendole a riti voodooo.

La Squadra Mobile di Pescara, diretta dal dott. Muriana, in collaborazione con la Procura Distrettuale Antimafia e con il Servizio Centrale Operativo di Roma, ha concluso questa mattina, con cinque arresti (una persona è ancora latitante) un'importante quanto complessa operazione antiprostituzione.

In manette sono finiti i membri di una banda di nigeriani che sfruttava giovani connazionali obbligandole a prostituirsi lungo la riviera fra Pescara e Montesilvano.

La banda, particolarmente violenta ed organizzata, gestiva l'intero sistema, dal reclutamento in patria, fino all'arrivo in Italia, che avviene, come ormai noto, a bordo di barconi che, dalla Libia, raggiungono costantemente il nostro Paese.

Dopo aver promesso loro un lavoro come parrucchiera o badante, arrivavano in Italia ed a quel punto iniziava l'incubo: le ragazze, segregate e ridotte praticamente in schiavitù, dovevano lavorare durante la notte in strada per estinguere il debito contratto per arrivare nel nostro Paese, un debito pari a circa 60 mila euro.

Per aumentare il clima di paura e subordinazione, le ragazze venivano sottoposte anche a riti voodoo che rappresentavano un'arma psicologica importante per obbligarle a prostituirsi ma soprattutto per impedire possibili fughe o denunce alle Autorità.

Ma non è tutto: le minacce erano anche reali, e riguardavano spesso le famiglie delle ragazze, in Nigeria. In un caso, infatti, una giovane ha raccontato alla Polizia che la propria madre ha subito un'aggressione mortale dopo che lei si era ribellata. I due episodi non sono chiaramente collegati, ma su questo le indagini proseguiranno per capire se davvero si tratta di una vendetta da parte dei suoi aguzzini.

Gli arrestati, fra cui due coppie, vivevano in appartamenti fra via Cavallotti, via Italica (Montesilvano) e via Raffaello (Pescara). Negli stessi appartamenti vivevano anche le ragazze, controllate praticamente a vista.

Grazie però al coraggio di alcune di loro (la banda gestiva una decina di ragazze), esasperate dalla loro condizione, sono state avviate le indagini, dopo un'informativa confidenziale ricevuta dalla Questura di Pescara da parte dei Servizi Segreti, l'AISI.

A quel punto, con l'ausilio di due agenti di Polizia della Nigeria arrivati a Pescara, e grazie all'aiuto di un traduttore, la Polizia è riuscita a ricostruire i movimenti e l'organizzazione, che evitava spesso di parlare al telefono.

L'accusa per gli arrestati è di riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione.

IL VIDEO DELL'OPERAZIONE

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