Venerdì, 12 Luglio 2024
Cronaca

Arrestato in Egitto nel 2023, ecco l'interrogazione di Grimaldi (Avs): "ci si mobiliti per il rientro di Luigi Passeri in Italia"

Luigi Giacomo Passeri è stato arrestato al Cairo quasi un anno fa. Le sue condizioni in carcere sarebbero precarie. Ora arriva una prima scossa dall'Italia: il parlamentare Grimaldi scrive al ministro Tajani

Un’interrogazione è stata presentata dal deputato di Alleanza Verdi Sinistra Marco Grimaldi sul caso Luigi Giacomo Passeri, arrestato in Egitto ad agosto dello scorso anno. Il parlamentare chiede al governo Meloni di mobilitarsi affinché il ragazzo venga portato in Italia, considerando le «gravi condizioni in cui è costretto a vivere in uno dei carceri più duri del Cairo», così come precisato da uno dei fratelli di Giacomo, ossia colui che da Roma riesce ad avere contatti con il giovane, seppur di rado. In particolare, l’interrogazione del deputato Grimaldi è indirizzata al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani.

Si intende sapere «quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere affinché a Luigi Giacomo Passeri sia garantita ogni forma di assistenza e supporto da parte dell’Ambasciata italiana in Egitto, se vengano verificate le condizioni di detenzione e di salute psicofisica del detenuto, vigilando affinché, allo stesso, sia garantito un equo e giusto processo in tempi celeri, attivandosi affinché il giovane possa rientrare presto in Italia».

Il giovane, 31 anni, originario della Sierra Leone ma arrivato a Pescara con la famiglia nel 1997, è stato arrestato perché trovato in possesso, secondo la ricostruzione dei fratelli, di marijuana in quantità limitata all’uso personale. La famiglia è preoccupata per le sorti di Luigi e teme un altro caso Regeni, anche perché in carcere Luigi viene maltrattato. Alcune notizie in merito, così come già anticipato da IlPescara nelle scorse settimane, sono state fatte recapitare al fratello che vive a Roma. Il giovane avrebbe subito torture e dopo un intervento chirurgico di rimozione dell'appendice sarebbe stato abbandonato senza le dovute cure mediche.

L’avvocato egiziano incaricato dalla famiglia ha già chiesto 30 mila dollari di parcella, ma non sarebbe mai andato a trovare l’assistito e sarebbe stato in grado di inviare solo pochi documenti e verbali scritti in arabo. Da questi documenti emergerebbero, da parte della polizia egiziana, accuse più gravi rispetto alla versione raccontata da Luigi. L’Ambasciata italiana in Egitto, in quasi un anno di detenzione, pare abbia effettuato una sola visita in carcere e i tempi del processo sono piuttosto lenti, secondo quanto riferito dai famigliari. All’ultima udienza del 22 maggio mancava anche l’interprete e non sono stati fatti passi avanti. Quella di Grimaldi sembra essere il primo vero tentativo per cercare di smuovere le acque da parte delle autorità italiane. La famiglia spera di ricevere presto notizie rassicuranti. 

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