Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Luigi Giacomo Passeri in carcere al Cairo da dieci mesi, la famiglia si appella alle istituzioni: "riportatelo in Italia"

Sempre più difficili le condizioni in cui si trova a vivere, da quasi un anno, il 31enne arrestato in Egitto il 24 agosto 2023. Ha annunciato lo sciopero della fame. I fratelli chiedono di accelerare i tempi del processo, "le cui udienze sono ostacolate da continui rinvii".

«Chiediamo di accelerare i tempi di un processo che, finora, non ha fatto nessun passo avanti. Abbiamo fiducia in nostro fratello e sosteniamo la sua innocenza, ma siamo stufi dei continui rinvii. Se ci deve essere una condanna, la accettiamo. Una decisione, però, va presa. Vogliono trasferirlo in un carcere italiano? Va bene, ma si sbrigassero, perché temiamo per la sua salute e per il suo stato psicofisico». Questo l’appello di Andrea e Marcantonio Passeri, due dei tre fratelli di Luigi Giacomo Passeri, 31 anni, rinchiuso ormai da dieci mesi in un carcere egiziano. Il terzo fratello vive negli Stati Uniti e c’è anche una sorella a Londra, città in cui Luigi viveva e lavorava come pizzaiolo prima di finire in una struttura penitenziaria del Cairo.

Originario della Sierra Leone e arrivato a Pescara con la famiglia nel 1997, il giovane è stato arrestato il 24 agosto dello scorso anno, in Egitto, perché trovato in possesso di marijuana (pare per consumo personale) il penultimo giorno di vacanza. Non ce la fa più a resistere «a causa del pesante clima che si respira nella struttura penitenziaria», riferisce a IlPescara Marcantonio, il fratello che vive a Roma, con il quale Luigi riesce a mettersi in contatto attraverso delle lettere. Come? Con il supporto di altri detenuti, quando sono consentite le visite dall’esterno. Nell’ultimo messaggio inviato domenica 16 giugno Luigi ha annunciato lo sciopero della fame, nel momento in cui sarebbero terminate le celebrazioni per delle festività del popolo egiziano. Già, perché, quando ci sono feste (e pare ce ne siano diverse), i detenuti sono costretti a restare chiusi in cella, così come sottolinea il fratello. Quest’ultimo, lo scorso febbraio, ha contattato l’Ambasciata per denunciare le gravi condizioni in cui è costretto a vivere Luigi, ma dopo una visita effettuata nel carcere in quella occasione e da cui sembrava potesse esserci una svolta, nessuno è più andato a monitorare la situazione. Non mancano episodi di violenza, da parte degli agenti, e la famiglia è fortemente preoccupata.

Il processo, fanno sapere i fratelli, è cominciato ma vi sono continui rinvii. Nel corso dell’ultima udienza del 22 maggio, per esempio, nulla è stato fatto a causa dell’assenza di un interprete.

Inoltre, anche se la famiglia ha ingaggiato un legale in Egitto, non si riescono ad avere notizie concrete. I costi, tra l’altro, sono piuttosto elevati. Trentamila dollari è la somma richiesta dall’avvocato e dopo una prima tranche di diecimila inviata dalla famiglia di Luigi non ci sono state novità. I fratelli hanno iniziato a non fidarsi del legale, ma sono stati rassicurati dal fatto che il problema deriva dal sistema dello Stato egiziano.

Intanto Andrea, il fratello che vive a Pescara assieme alla madre, ha avviato una raccolta fondi per avere un aiuto con le spese legali da sostenere. Ora la famiglia, stanca di attendere, chiede una maggiore vicinanza da parte delle istituzioni. 

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