Cronaca

Ospedale di Popoli, la denuncia del Nursind: "Dall'eccellenza allo smantellamento"

Il Dirigente Sindacale Antonio Santilli fa presente che l’età media del personale infermieristico "supera i 50 anni e molti sono i pensionamenti che si registrano ogni anno". Una situazione, ormai, di "piena criticità"

Il Dirigente Sindacale Nursind Antonio Santilli denuncia la situazione in cui versa l’ospedale di Popoli. Un presidio sanitario, un tempo d'eccellenza, che adesso "sta vivendo nella piena criticità":

"Il tutto è dovuto all’atteggiamento palesemente negativo, forse ai limiti del boicottaggio, che è stato assunto dai vertici aziendali degli ultimi anni, ma molto probabilmente ci sarà la spallata finale per farlo cadere definitivamente, anche dopo l’intervento di alcuni politici che hanno presentato due emendamenti alla cosiddetta Legge del terremoto che, di fatto, ha sottratto l’ospedale dalla grinfie del Decreto Lorenzin, garantendo alla struttura popolese la inapplicabilità del Decreto stesso per almeno 4 anni".

Santilli fa presente che l’età media del personale infermieristico "supera i 50 anni e molti sono i pensionamenti che si registrano ogni anno". Inoltre "il mancato inserimento nell’atto aziendale degli ambulatori esistenti sta creando, come prevedibile, notevoli problemi organizzativi e funzionali".

"Le carenze che vi si registrano sono scarsamente tenute in considerazione dalle strutture di riferimento dell’ospedale di Pescara che arrivano a sostenere che per gli ambulatori di Popoli non vi sono risorse, cosa che in diversi casi si traduce nella mancata sostituzione di presidi medico diagnostici logori e datati. Ad esempio, nell’ambulatorio di Cardiologia si verifica che la mancanza di pezzi di ricambio per il cicloergometro ormai desueto, ha portato alla sospensione delle prove da sforzo e siccome non vengono erogati i fondi per l’acquisto di uno nuovo, porterà inevitabilmente alla sospensione definitiva di tali esami; a questo si deve aggiungere anche la mancata sostituzione del responsabile andato in pensione che lascia l’ambulatorio con soli due medici".

E ancora: la Radiologia, che è stata "declassata a Unità Operativa Semplice", si trova "in una situazione drammatica: manca sia il personale medico sia il personale infermieristico, non riuscendo ad organizzare (se non parzialmente) i turni di pronta disponibilità e ad attivare completamente la Risonanza Magnetica Nucleare". Anche l’ambulatorio oncologico non se la passa bene, perchè "registra una carenza di personale infermieristico e la possibile chiusura per il pensionamento del dirigente medico responsabile".

Il laboratorio analisi, sottolinea Santilli, "continua ad essere depredato: gli esami provenienti da Tocco da Casauria, da Scafa e da Bussi sono stati dirottati su Pescara". E nel reparto di Ortopedia, che era un vanto per tutto l’Abruzzo, "ci si è ridotti a non poter operare pazienti per frattura di femore in quanto l’unico trapano che c’è da anni si è rotto perché logoro e l’azienda ancora oggi, dopo una richiesta fatta da due anni, non lo acquista". Insomma, una Caporetto.

"Il presidio popolese, invece di essere smantellato come sta avvenendo di fatto, potrebbe servire anche come valvola di sfogo per il presidio di Pescara che si trova sempre più congestionato, invece di tenere i pazienti in modo indegno e disumano lungo i corridoi - conclude Santilli - Tutto questo fa si che i pazienti iniziano i viaggi della speranza alla ricerca di un posto letto per farsi curare in modo dignitoso, verso strutture private convenzionate e/o verso strutture di altre regioni con un aumento della mobilità passiva".

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