Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca

Thomas attirato in una trappola e ucciso: "Rantolava e gli dicevano di stare zitto"

I dettagli agghiaccianti rivelati da uno dei giovani testimoni che ha assistito all'omicidio di Cristopher Thomas Luciani: "Non sapevo cosa fare, sembravano fuori di testa". La mamma di uno degli indagati: "Posso solo pregare

Un omicidio già efferato e atroce, che assume tratti ancora più agghiaccianti.
Sono tremendi i dettagli raccontati dai giovani testimoni che hanno assistito all'omicidio di Cristopher Thomas Luciani, il 16enne ucciso a coltellate da due coetanei a Pescara.

Particolari dal forte impatto emotivo e sconsigliati ai deboli di cuore e di stomaco, impressi nero su bianco nei verbali degli inquirenti, che disegnano uno scenario da film dell'orrore.

La trappola, poi le coltellate: il racconto shock

Come raccontato da uno dei testimoni, i due minori fermati si sarebbero accaniti sul 16enne: «Cristopher faceva versi quasi di morte e loro gli dicevano di stare zitto. Lui a terra, con una gamba accavallata sull'altra, ripiegato per terra, esposto ai colpi sul fianco destro". Un resoconto molto dettagliato, che parte dall'incontro con gli amici alla stazione di Pescara, poco dopo le 16.30."L'intento era quello di andare al mare ma anche di parlare con Cristopher Thomas che doveva 200/300 euro a M.. Cristopher si trova in genere vicino alla stazione e li' lo abbiamo incontrato. M. e Cristopher hanno iniziato a litigare perché M. era aggressivo e Cristopher di rimando gli rispondeva che anche lui aveva amici da chiamare. Ci siamo spostati dapprima verso i silos della stazione, dove M. si è indispettito perché Christopher non gli restituiva il denaro, quindi M. ha costretto Christopher a dirigersi verso il parchetto di via Raffaello Sanzio in una zona appartata. M.ci ha anche fatto segno di andarcene ma io e C. che lo seguivamo gli siamo andati dietro perché la situazione non ci sembrava tranquilla Gli altri seguivano anche loro ma un po' più distanti. Mentre M. camminava, già dentro al parco, ci ha fatto vedere che impugnava un coltello».

Poi l'inizio della mattanza, le 25 coltellate, 15 inferte da un giovane e 10 dall'altro: "Quando ho raggiunto il punto di visuale che mi permettesse di vedere la posizione in cui si trovavano M. e Christopher, ho visto Cristopher che perdeva sangue ed ho subito capito che M. lo aveva accoltellato. Davanti a me - prosegue il racconto del testimone riportato dall'Agi -, M. ha continuato a sferrare fendenti di coltello a Christopber steso a terra che si lamentava. A un certo anche C.ha preso dalle mani di M. il coltello con il quale ha anche lui colpito più volte Christopher che continuava a lamentarsi emettendo un verso come di morte. lo sono rimasto attonito e non ho avuto la forza di reagire, quando poi io, M. e C. ci siamo ricongiunti al resto del gruppo, tutti hanno saputo cosa era successo perché io, giunto per primo, l'ho raccontato. Poi i ragazzi decidono di andare al mare".

Ricevi le notizie de IlPescara su Whatsapp

La premeditazione e le intimidazioni

"Nonostante l'accaduto - spiega ancora il testimone - siamo andati a mare a fare il bagno, nella spiaggia dello stabilimento Croce del Sud e M. si è disfatto del coltello che aveva avvolto in un calzino di C. sporco di sangue, lanciandolo dietro agli scogli che fronteggiano la spiaggia, lato mare aperto. Io ero davvero frastornato e ho capito che non era qualcosa che potessi tenere per me e quindi ho parlato dapprima con mio fratello e poi con i miei genitori e, insieme a mio padre, mi sono recato in questura per denunciare il fatto". Mentre le indagini proseguono, dai verbali emerge anche il rischio premeditazione. I due giovani, oltre a raccontare agli amici delle coltellate, prima del delitto avrebbero mostrato anche il coltello che avevano nello zaino già in stazione, insieme a un cambio di vestiti indossati dopo l'omicidio: "Uno di loro aveva anche una piccola pistola - racconta un altro testimone - e cercava di intimidirci, mentre camminavamo mi pare che abbia detto che questo doveva rimanere tra noi cinque. Io non ho reagito in nessun modo, erano allibito, non sapevo cosa fare, sembrava che non ci stessero più con la testa".

La mamma di uno degli indagati: "Posso solo pregare"

Sulla vicenda ha parlato anche la mamma avvocato di uno dei minori indagati, intervistata dal Corriere della Sera: "Non posso dire molto, c'è il segreto istruttorio. Però posso dire quello che mi riguarda: prego per chi c'è e per chi non c'è più". Alla domanda dell'inviata del Corriere della Sera, la signora risponde di non sapere "fino in fondo" che cosa pensasse suo figlio; "Le responsabilità vanno chiarite, occorre tempo. Io so di dover aspettare. Ho il mio lavoro che mi dà fiducia nella giustizia e la mia fede, di più non voglio dire".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Thomas attirato in una trappola e ucciso: "Rantolava e gli dicevano di stare zitto"
IlPescara è in caricamento