Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Omicidio Thomas Luciani, il procuratore capo Bellelli al Tg4: "Il disagio dei giovani è soprattutto culturale"

Ha parlato di "tenerezza" il procuratore nel trovarsi di fronte il corpo di quel "bambino" come ha definito il 16enne ucciso nel parco Baden Powell di via Raffaello e che sarebbe stato massacrato da due coetanei. Dalle critiche alla trap e i suoi contenuti a quella che chiama "ansia social" per cui ci si deve mostrare i più duri e forti, il procuratore espone la sua visione su quanto avvenuto in città

“Nel nostro lavoro ci troviamo di fronte a vicende umane forti, importanti, dure. Affrontiamo miserie e dolori di uomini, donne e bambini. È difficile restare indifferenti anche se ci poi ci si richiede durezza e freddezza nelle decisioni, ma di fronte a una scena così, di un bambino, di un figliuolo raggomitolato è difficile non solo perdere la tenerezza e non pensare che è un nostro figlio che è caduto. È difficile poter allontanare questi sentimenti dal nostro lavoro”.

Così il procuratore capo di Pescara Giuseppe Bellelli nel corso dell'edizione delle 19 del Tg4 (mercoledì 26 giugno) dove è intervenuto per parlare dell'omicidio di Thomas Christopher Luciani, il 16enne ucciso a coltellate nel parco Baden Powell di via Raffaello la sera di domenica 23 giugno e i cui presunti assassini sono due coetanei per i quali il gip (giudice per le indagini preliminari) ha convalidato il fermo: si trovano attualmente l'uno in un carcere minorile di Roma, l'altro in quello dell'Aquila.

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Nel sottolineare che a procedere è la procura tribunale dei minorenni dell'Aquila e non la procura ordinaria di Pescara, Bellelli che è stato tra i primi a giungere nel parco quando il corpo di Thomas è stato scoperto, rispondendo alla domanda della conduttrice sul come possa essere perpetrato un delitto così efferato in una città di provincia teoricamente lontana dalle dinamiche delle grandi metropoli, ha sottolineato come sebbene diversità vi siano quello in cui oggi si vive è “un mondo globale connesso e interconnesso. Mi sembra difficile individuare una specificità del territorio di Pescara in questo delitto che denota, in generale, un quadro di disagio più che esistenziale, culturale”. Si vive “un'ansia da social”, in cui la priorità è “emergere, essere i migliori, i più duri i più cattivi”. Mostra lo smartphone il procuratore: lo strumento costantemente tra le mani dei ragazzi e dove trovare filtri o riuscire a darli è difficilissimo. “Ascoltano la musica trap che chiamarla musica è difficile – ha detto ancora -: sono istigazioni a delinquere in cui si esalta la violenza, la droga, la violenza sulle donne, l'uso delle armi. I ragazzi sono connessi ascoltano questi stimoli subculturali. È un disagio culturale. Non è la specificità di un territorio”, ha aggiunto.

Poi “ognuno deve fare la sua parte. Le forze dell'ordine sono presenti, ma c'è sempre difficoltà di uomini e mezzi. Il problema però – ha detto ancora una volta – è culturale, di grande disagio e difficoltà in cui questi figliuoli, vittime e carnefici, sono tutti accomunati. Certo purtroppo le vittime spesso sono gli ultimi come nel nostro caso. Christopher – ha concluso Bellelli – era l'ultimo della scala sociale e il primo nel dolore che ha sofferto”.

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