Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Il gip sull'omicidio di Thomas Luciani: "Il vero intento era quello di cagionare sofferenza e morte"

Nel provvedimento di convalida del fermo le ragioni che hanno spinto il giudice delle indagini preliminari del tribunale dei minori dell'Aquila a confermare la detenzione per i due minori ritenuti i responsabili dell'uccisione del 16enne trovato cadavere nel parco Baden Powell di Pescara: "l'esecuzione del delitto conferma l'assoluta prevalenza dell'impulso omicida"

“Il quadro indiziario fa risaltare come causa determinante dell'azione sia l'impulso lesivo, quello di provocare sofferenza e uccidere un essere umano, sino quasi a integrare il motivo futile, ossia il motivo meramente apparente e in realtà inesistente, che cela l'unico vero intento che è quello di cagionare sofferenza e morte”.

Durissime le parole con cui il gip del tribunale dei minori dell'Aquila ha convalidato il fermo dei due minori ritenuti responsabili dell'omicidio di Thomas Christopher Luciani, il 16enne ucciso con 25 coltellate come ha confermato l'autopsia, domenica 23 giugno nel parco Baden Powell di via Raffaello a Pescara.

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Il gip parla di “gravi indizi di colpevolezza” e nel ricostruire quanto sarebbe accaduto quel pomeriggio quando i due con altri quattro ragazzi hanno portato Thomas nel parco per poi sferrare l'uno 15 e l'altro 10 coltellate, raccontare i dettagli ai compagni e andare poi in spiaggia dove uno di loro si sarebbe sbarazzato dell'arma nascondendola in un calzino e gettandola in mare, rimarca come la gravità dell'omicidio compiuto manifesti “un'inclinazione oltremodo violenta degli indagati di gran lunga eccedente il movente all'origine dell'aggressione, così da doversi ritenere che l'esazione del debito abbia solo attivato l'impulso criminale, recidendo poi ogni ulteriore nesso con l'obiettivo dell'incontro con il debitore”.

Per il gip, stando a quanto sin qui emerso dalle indagini, quel debito da 200 euro legato alla droga sarebbe stato niente più che una scusa per compiere il gesto criminale. Un concetto che ribadisce quando scrive che “anche l'esecuzione del delitto conferma l'assoluta prevalenza dell'impulso omicida sugli stimoli collegati con lo scopo di lucro o con la punizione dell'inadempimento”. Un debito dal quale, sottolinea ancora il gip, uno dei due ragazzi sarebbe stato peraltro estraneo. “È inoltre priva di efficacia la sua partecipazione all'accoltellamento poiché la situazione poiché la situazione al momento del suo intervento mostrava con chiarezza la piena capacità del diretto interessato di portare a compimento l'opera senza il contributo di altri”.

Queste dunque le ragioni che hanno portato alla convalida del fermo nei confronti dei due indagai che restano nelle carceri minorili: uno è detenuto all'Aquila, l'altro a Roma.

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