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Omicidio Teresa Bottega, il prete chiede scusa all'assassino Morrone

Fra le carte della difesa di Giulio Cesare Morrone, l'uomo che ha ucciso nel 1990 la moglie Teresa Bottega gettandola in un canale a Ferrara, c'è anche una lettera inviata dal parroco che custodì il segreto, all'assassino

Una lettera di scuse, una lettera per spiegare le ragioni che lo hanno portato a raccontare tutto alla Polizia durante l'interrogatorio dello scorso dicembre, grazie al quale la Squadra Mobile, a distanza di 23 anni, è riuscita finalmente a risolvere il caso della scomparsa e dell'omicidio di Teresa Bottega, avvenuto nel 1990.

Una lunga lettera all'uomo che il parroco, Don Peppino Femminella, ha accompagnato nel suo lungo e difficile cammino di fede e spiritualità, iniziato anni dopo il delitto avvenuto in un momento d'ira, quando Morrone ha strangolato la moglie e poi ha caricato il cadavere in auto vagando sull'autostrada fino a Ferrara, dove lo ha gettato in un canale. Cadavere che probabilmente non verrà mai recuperato.

Fondamentale nella vicenda anche Sergio Cosentino, commercialista ed amico del parroco al quale Don Peppino, messo alle strette dalle molte domande di quest'ultimo, ha raccontato la vicenda di Morrone e della morte di Teresa Bottega. Fu proprio Cosentino poi a rivolgersi alla Polizia, che chiamò a testimoniare il parroco durante l'interrogatorio che ha poi portato all'arresto dell'uxoricida.

Una lettera dai toni carichi e sentiti da parte del parroco, che secondo la difesa dimostra come l'omicidio sia avvenuto in un momento di raptus, escludendo dunque la premeditazione e l'accusa di omicidio volontario. Una differenza fondamentale durante il processo che si aprirà a breve.

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