Cronaca

Omicidio Rigante, Massimo Ciarelli shock: "Ho ucciso tuo figlio, che problema c'è?"

E' un Massimo Ciarelli spietato, cinico e strafottente quello che il 29 giugno scorso, prima dell'incidente probatorio in Questura, incrocia la mamma di Domenico Rigante

"Ho ammazzato tuo figlio, qual'è il problema?".

Una frase che fa gelare il sangue quella pronunciata da Massimo Ciarelli, il 29enne arrestato dalla Polizia per l'omicidio Rigante assieme agli altri cinque cugini Ciarelli.

Come si legge su IlCentro, Ciarelli dunque ammette di aver sparato al giovane ultras, confuso per il fratello gemello Antonio, ed incrocia per caso, per qualche attimo, la madre di Rigante in Questura mentre si sta per svolgere l'incidente probatorio, con il famoso riconoscimento all'americana da parte dei testimoni.

Nè Ciarelli nè i suoi cugini, però, immaginavano di essere intercettati nei momenti precedenti e successivi al riconoscimento, e quindi gli inquirenti hanno potuto intercettare tutte le loro conversazioni. Dialoghi inequivocabili, nei quali si intuisce come sia stato proprio Massimo a sparare.

Il rom ammette infatti di aver sparato e dice: "Mi bruciavano le mani" riferendosi ai momenti successivi all'esplosione del colpo che ha ucciso Rigante.

Fitti i dialoghi fra i Ciarelli, che cercano di trovare un accordo per le dichiarazioni da rilasciare. E' Massimo a tenere il timone, che spiega cosa dire alla Polizia ai cugini.

Alcuni di loro, dalle loro parole, lasciano intuire come vogliano che la responsabilità diretta dell'omicidio ricada sul 29enne che per cinque giorni è stato latitante prima di consegnarsi alla Polizia in autostrada.

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